“Le Porte dei Parchi”: il Tar dichiara
improcedibile il ricorso dell’Rtp classificatosi
secondo nella gara d’appalto vinta dal raggruppamento di cui fa parte anche
Claudio De Biasio. Sul fronte penale ancora nessuna novità dall’inchiesta che
avrebbe vagliato anche le gare del progetto che coinvolge Calvi Risorta,
Francolise, Alife e Rocca d’Evandro
Caleno24ore,
15 marzo 2016
“Le
Porte dei Parchi”, progetto finanziato con fondi POIN e che prevede la ristrutturazione
dei siti di interesse storico-monumentale dei comuni di Calvi Risorta,
Francolise, Alife e Rocca d’Evandro, incassa una importante vittoria al
Tribunale amministrativo regionale della Campania. Nello specifico la vicenda
riguarda la gara d’appalto relativa all’affidamento del servizio di direzione
lavori, misurazione e contabilità, assistenza al collaudo e coordinamento
sicurezza in fase di esecuzione dei lavori, bandita dal Comune di Francolise in
proprio e nella qualità di ente capofila dei Comuni che fanno parte del
progetto.
All’esito
della gara era risultato vincitore il raggruppamento temporaneo di
professionisti (RTP) composto dalla società Archicons
srl (capogruppo) e dagli architetti Claudio De Biasio
e Gabriella Lanna, e dall’ingegnere Antonio Potito Ricigliano. Al secondo
posto, invece, si era classificato l’RTP composto dalla società B5 Srl e Campagnulo e Associati srl, nonché dall’architetto Federico Libero Italico
Federico – tutti mandanti del RTP capeggiato dallo Studio Associato di
Architettura Carafa e Guadagno. Quest’ultimo
raggruppamento, però, è ricorso al Tar contro i Comuni di Francolise, Alife,
Rocca d’Evandro e Calvi Risorta, e la RTP vincitrice dell’appalto, impugnando
la determinazione di aggiudicazione definitiva dell’appalto e la scelta
dell’Ente di non escludere l’Archicons srl e suoi associati.
Nell’udienza
del 24 febbraio scorso, l’ottava sezione del Tar ha dichiarato il ricorso
improcedibile poiché, in virtù dell’ordinanza cautelare per la quale il Comune
di Francolise aveva confermato la sua decisione (su richiesta dei giudici
amministrativi), i ricorrenti avrebbero dovuto rinnovare l’istruttoria e, non
avendolo fatto, hanno visto respinto il loro ricorso.
La
questione è ricostruita fedelmente dal Tar quando sottolinea: “In pendenza
di giudizio, tuttavia, con nota prot. n. 4733 del
24.6.2015, il Comune di Francolise - ancorché su disposizione del T.A.R., data
con l’ordinanza n. 1084/2015 del 4.6.2015 sulla base di molteplici rilievi – ha
proceduto ad una verifica di tutti gli atti di gara secondo le indicazioni
impartitegli, pervenendo a confermare in modo espresso e specifico l’azione
amministrativa in precedenza posta in essere (in particolare quanto
all’aggiudicazione definitiva del servizio), e a concludere perciò nel senso
del possesso, da parte della Archicons srl, “dei requisiti tecnico-operativi – sia di natura
generale che collegati ai cd. contratti di punta – necessari per la
partecipazione alla procedura”.
Per
tali motivi, i giudici amministrativi aggiungono: “L’adozione di tale atto –
si legge nella sentenza depositata l’8 marzo 2016 -, avente natura provvedimentale e di vera e propria conferma (poiché preso
all’esito di una rinnovata istruttoria, dell’effettuazione della quale è stato
dato conto nel suo testo) ha conseguentemente determinato una nuova lesione per
i ricorrenti, i quali avrebbero dovuto perciò procedere alla sua tempestiva
impugnazione: non essendo ciò avvenuto, viene ad essere allora applicabile,
conformemente a quanto eccepito dal Comune di Francolise, il principio
affermato da consolidata giurisprudenza, secondo cui ‘Qualora
l’Amministrazione, sulla scorta di una rinnovata istruttoria e sulla base di
una nuova valutazione, dimostri di voler confermare la volizione espressa in un
precedente provvedimento, il successivo provvedimento ha valore di atto di
conferma e non di atto meramente confermativo, con la conseguenza che deve
essere dichiarato improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse”.
Mentre
sul fronte amministrativo si canta vittoria, su quello penale al momento non
sarebbero arrivate novità – secondo le notizie in nostro possesso – in merito
al fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Napoli su alcuni appalti
finalizzati alla ristrutturazione di vari beni architettonici campani.
Procedimento che a luglio dello scorso anno vide 18 perquisizioni e il
coinvolgimento – tra gli altri – dell’Archicons srl e di De Biasio. Nell’ambito dell’inchiesta che avrebbe
portato anche al vaglio degli appalti dei lavori per le “Porte dei Parchi”,
infatti, l’accusa indagherebbe su sei capitoli di opere e ipotizzerebbe i reati
di corruzione e turbativa d’asta aggravati dalla finalità mafiosa. Vi sarebbe
un sistema – riportavano i media in estate – dove, al centro del presunto
«vasto giro di corruzione», ci sarebbero Guglielmo La Regina – titolare proprio
dello studio di progettazione Archicons -,
l’amministratrice della società Project Service, Loredana Di Giovanni, e gli
imprenditori dell’area di Casal di Principe Mario Martinelli, Antonio Bretto e
Alessandro Zagaria – quest’ultimo indicato dagli inquirenti come «referente
delle stazioni appaltanti intraneo al clan dei
Casalesi». La stessa operazione coinvolse anche il consigliere regionale
Pasquale Sommese e gli allora primi cittadini di Santa Maria Capua Vetere e
Riardo.
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