PD Calvi Risorta, 20 ottobre 2014
Sabato 25 ottobre
2014 alle ore 09.30 con partenza dalla villa comunale, ci sarà il Corteo
Popolare contro la realizzazione della centrale a biomasse nel territorio di
Calvi Risorta, organizzato dal Comitato Per L’Agro Caleno:
No Centrale a Biomasse. Il Partito Democratico di Calvi Risorta, che da sempre
si è dichiarato contrario alla realizzazione, parteciperà ufficialmente al
corteo, per dare il proprio contributo affiche si possa evitare la
realizzazione di questo ecomostro ed evitare un altro disastro ambientale in un
territorio già fortemente martoriato.
La centrale
elettrica a biomasse è un impianto industriale da alimentare, bruciando a ciclo
continuo e per tutto l’anno, residui vegetali del taglio dei boschi e
dell'agricoltura in genere. Senza giri di parole, un inceneritore.
Non sono affatto
innocue perché notoriamente producono grosse quantità di sostanze inquinanti
con notevoli effetti negativi sull’ambiente e la salute dei cittadini
perché causa di malattie tumorali come è ormai dimostrato da numerosi studi
redatti da autorevoli scienziati e da diverse università italiane ed
europee. Senza addentrarci in dati tecnici sulla pericolosità dei fumi della
combustione immessi nell'aria, che ricadrebbero anche per chilometri nelle zone
circostanti, le polveri sottili prodotte e l'emissione di centinaia di tonnellate
di CO2 non possono non avere conseguenze.
La qualità
dell’aria non sarà più la stessa, considerata la “cappa” che normalmente
ristagnerà sul nostro territorio. L'inceneritore di vegetali, battezzato
centrale a biomasse per l'uso di risorsa verde, non può essere considerato un
impianto ecologico nel senso che alcuni vorrebbero farci credere: pur partendo
da combustibile verde, ovvero vegetale, questo viene bruciato lasciando residui
di colore grigio-nero come fumo e ceneri. Di biologico tale impianto non ha
nulla. Un po' come la benzina verde: una volta assegnatole quel nome a scopo
pubblicitario, non è certo diventata buona da bere! Le centrali a biomasse,
sicuramente migliori di quelle a carbone o a petrolio, non sono prive di
conseguenze per l’aria e per il territorio.
La Legge,
attraverso il cosiddetto “Cip 6”, ha inoltre equiparato i rifiuti solidi urbani
alle biomasse e quindi incentivato allo stesso modo l’energia elettrica da essi
prodotta. (Il CIP6 è una delibera del Comitato
Interministeriale Prezzi adottata il 29 aprile 1992
(pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n°109 del 12 maggio 1992) a seguito della
legge n. 9 del 1991, con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l'energia
elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e
"assimilate"). In questo modo il concetto di biomassa diventa
davvero incerto. La normativa vigente considera “biomasse” non solo “legname,
frascame, residui di potatura ed altro materiale vegetale compatibile” ma
anche materiali altamente inquinanti (come da elenco D.M. 6 luglio 2012 TAB 1a
1c 6a) come: carcasse e parti di animali macellati non destinati al consumo
umano per motivi commerciali; farine di carne e d’ossa, sottoprodotti di
origine animale di scarto da lavorazioni industriali, fanghi di depurazione e
letame di origine animale, rifiuti a valle della raccolta differenziata per i
quali è ammesso il calcolo forfettario dell’energia imputabile
alla biomassa (51%), se usati entro certi limiti di quantità come
plastiche, pneumatici fuori uso, pitture e vernici di scarto, rifiuti non
diversamente classificati e molto altro ancora (basta leggere le tabelle)!!!
E’ pertanto
estremamente rischioso consentire la realizzazione nei nostri territori di
impianti che tecnicamente sono dei veri e propri inceneritori o dei veri biodigestori di rifiuti, con tutto ciò che potrebbe
conseguirne !!! La situazione diventa tragica se pensiamo che, nonostante
le centrali a biomasse dovrebbero bruciare esclusivamente biomasse (cippato vergine, legna, oli vegetali), la sostenibilità
ambientale dell’impianto suscita dubbi considerevoli visto che può bruciare
biomasse prodotte esclusivamente entro 70 km dal sito e che in assenza di esse
è possibile bruciare ecoballe. Infatti, il Decreto
Legislativo n.387, art. 2, del 2003 consente di trasformare ogni tipo di
“fornace”, quindi anche quella a biomassa, in possibili inceneritori, in quanto
accomuna la biomassa al combustibile derivato da rifiuti (cdr),
meglio conosciuto come ecoballe.
Guardando al nostro
territorio, sicuramente non basteranno i boschi dell’intera regione né è
possibile che si importi biomassa, mentre è estremamente facile reperire in
loco le ecoballe. I dubbi sono leciti e gli effetti
sulla salute sarebbero devastanti perché causa di malattie tumorali, quindi
scegliamo di tutelare la nostra salute e l’ambiente, riconoscendo che non è
tramite l’incenerimento che si risolve il problema rifiuti ma solo con una
forte spinta alla raccolta differenziata si
può creare un’alternativa forte. Per queste
motivazioni diciamo NO ALLA CENTRALE, invitando il sindaco e l’amministrazione
comunale a porre in essere quanto è nelle proprie possibilità al fine di
evitarne la realizzazione.
Visita: www.CalviRisorta.com