Calvi Risorta: A proposito delle prostitute intorno alle Terme romane
Caserta24ore, 16 dicembre
2012
Paolo Mesolella
A proposito delle lucciole
sull’area archeologica dell’Antica Cales. L’Archeoclub precisa: non è colpa della Soprintendenza
Archeologica. A proposito della videosorveglianza
nell’area archeologica e la presenza di lucciole nei pressi delle Terme romane,
interviene il Presidente dell’Acheoclub “Cales”, prof. Paolo Mesolella, stante il riferimento
nell’articolo apparso oggi sul quotidiano “La Gazzetta di Caserta”, relativo al
convegno sull’Antica Cales. Articolo firmato da
Pietro Rossi.
“Intervengo nella “polemica”
– spiega il presidente Mesolella – solo per fare alcune precisazioni. Premesso
che il fenomeno della prostituzione sussiste e non è facile evitarlo, questo
non vuol dire che la colpa sia della Soprintendenza archeologica, dal momento
che i monumenti caleni insistono quasi tutti su proprietà privata.
Nell’articolo infatti, a proposito delle cosiddette Terme Centrali, è stato
scritto che l’accesso è consentito solo con il permesso della Soprintendenza
Archeologica. Al riguardo, invece, deve essere precisato che i fondi su cui
insistono i resti delle Terme romane, come anche quelli dell’Anfiteatro, sono
di proprietà privata e pertanto la Soprintendenza non può permettere a nessuno
di accedere su fondi di proprietà privata. D’altra parte le aree non sono recintate,
per cui è possibile raggiungerle anche attraverso stradine interpoderali.
L’accesso alle stradine è attualmente libero e per evitare l’arrivo sul posto,
in prossimità dei monumenti, di auto con prostitute e clienti, basterebbe che i
proprietari dei fondi, con una spesa di poche decine di euro, posizionassero
opportunamente qualche catena o sbarra di interdizione. Di qui la necessità di
sensibilizzare anche i proprietari dei fondi, sull’opportunità di vigilare sui
siti archeologici caleni”.
“Pertanto - continua il
prof. Mesolella - sull’argomento non sono in discussione l’operato della
Soprintendenza, le sue specifiche competenze o il suo impegno nel recupero di
quel che rimane della povera Cales. Scrivo questa
nota per il rispetto dovuto al personale della Soprintendenza che lavora presso
l’Ufficio per i Beni Archeologici di Calvi Risorta che si espone
quotidianamente ad ogni tipo di rischio su un territorio ampio e difficile. Il
punto è un altro: un’associazione di volontariato, com’è quella dell’Archeoclub, si pone il problema di tutti i siti
abbandonati: come l’Anfiteatro romano che giace su suoli privati ma i cui
poveri ruderi sono assediati dalle radici delle piante e fra qualche anno
cadranno sbriciolati, come i ruderi di via Forma, come le mura, come l’Arco di
trionfo, come le Terme di San Leo, come gli affreschi, ecc. ecc. Ovviamente,
ripeto, non è colpa della Sovrintendenza, ma probabilmente di quanti
(Amministrazione comunale compresa), lasciano il bene abbandonato a se stesso,
senza pulire il fondo o metterci un cancello o un lucchetto. Questo è quello
che penso. L’articolo di Pietro Rossi voleva solo riferire un problema che
esiste”.