Nasce a Calvi Risorta un’associazione di
volontariato per l’assistenza ai disabili: si chiamerà “Granello di senape”
Caleno24ore, 11 novembre
2012
Luciana
Antinolfi
Nasce a Calvi
Risorta una nuova Associazione di volontariato, “Granello di Senape”. Perchè Granello di Senape? La risposta è nella parabola del
granello di senape, una parabola di Gesù. Nel vangelo di Marco si legge: «A che
cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo
descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per
terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato
cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli
uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra.»
Ed è quello che
l’Associazione si propone: far emergere le potenzialità esistenti in ognuno,
rispettandone le differenze ed inserirle in un progetto di vita più ampio.
Infatti, l’Associazione, “senza fini di lucro, si riconosce nei principi della giustizia
sociale ed economica, del dialogo interculturale e nei valori di una società
democratica, in cui vengono valorizzate le differenze, tutelati i diritti umani
e civili e le diversità delle espressioni culturali”.
Obiettivo
primario è l’assistenza, l’inserimento sociale e la formazione culturale e
professionale delle persone che versano in condizioni disagiate e dei disabili.
Con lo slogan: “La diversità non è un mondo a parte, ma parte del mondo”, si
vuole denunciare le innumerevoli difficoltà in cui versano le categorie più
deboli.
La nostra è una
società che purtroppo emargina le persone con problemi. Non c’è una vera
cultura della diversità e si finisce per relegarla, anche inconsapevolmente, ai
margini del sociale. Non solo i disabili, ma anche le famiglie si trovano
sempre più spesso da sole ad affrontare i problemi quotidiani e ciò
contribuisce alla chiusura, alla consapevolezza che nessuno può o vuole fare
niente. All’emarginazione culturale e sociale si aggiunge il disagio causato
dalle numerose barriere architettoniche, i diversamente abili sono fortemente
penalizzati, e di fatto, emarginati da alcuni contesti.
Non ci si rende
conto che alcune azioni che si svolgono quotidianamente nella normalità possono
risultare ostacoli insormontabili per altre persone. Il gradino di un
marciapiede, ad esempio, che sembra insignificante per chi può usare le gambe,
diventa un muro se si prova ad affrontarlo con una carrozzina. Gli scivoli che
dovrebbero consentire il passaggio di una carrozzina spesso sono inadeguati e
diventano parcheggi improvvisati per automobilisti senza scrupoli. Il disabile
è costretto allora a chiedere aiuto e non è piacevole, soprattutto per chi fa
dell’autonomia e dell’indipendenza il proprio credo.
Inoltre non tutti i negozi hanno predisposto nei loro esercizi lo scivolo
impedendo ai disabili l’accesso. Eppure la legge n.13 stabilisce “che tutte le
strutture costruite dal 1989 in poi devono essere prive di barriere
architettoniche, mentre per gli edifici costruiti prima di quella data esistono
dei contributi per incentivarne l’abbattimento”. Tuttavia, non si capisce per
quale motivo i locali commerciali di recente apertura non si siano adeguati a
questa legge ed ancor meno chiaro è il motivo per il quale l’amministrazione
comunale continui a dare autorizzazioni ad edifici non a norma.
Si ricorda che
anche la legge quadro 104/92 all’art.24 prevede che “tutte le opere realizzate
negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle
disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle
barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere
impossibile l’utilizzazione dell’opera da parte delle persone handicappate,
sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei
lavori, il responsabile tecnico, ciascuno per la propria competenza, sono
direttamente responsabili e puniti con una salatissima ammenda e con la
sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a
sei mesi.”
Insomma, come
spesso accade, le leggi esistono ma non vengono rispettate. Non è possibile che
siano loro a doversi adeguare al paese e non il paese a loro. Anche nella legge
di stabilità si continua a parlare di fondi erogati a loro favore, di
agevolazioni fiscali, sussidi, ma sono solo parole, di fatto finiscono nel
dimenticatoio. I disabili non sono forse cittadini con gli stessi diritti? Nel
loro piccolo, chiedono solamente di essere ascoltati e non si può fare finta di
non vederli! Ma purtroppo, manca ancora la sensibilità e una reale coscienza di
quelli che dovrebbero essere i diritti di cittadinanza di una persona con
disabilità.