Calvi Risorta: L’antica Festa di San Martino nel ricordo di Sergio Caparco
Caserta24ore, 10 novembre
2012
Paolo Mesolella
La sezione calena del Partito Democratico lo scorso anno intitolò la sede del
partito al compianto Sergio Caparco, già Presidente
della Pro Loco. Nello stesso tempo scoprì una lapide
in suo ricordo. Una bella iniziativa che la popolazione di Calvi accolse con
simpatia. A prescindere la sua passione politica, infatti, Sergio Caparco era una persona per bene, semplice, appassionato
alle tradizioni calene e pieno di entusiasmo.
Ricordo ancora le
chiacchierate fatte sulle tradizioni popolari di Calvi quando mi chiamava per
informarmi della sua instancabile attività di presidente della Pro loco calena.
Mi piace perciò ricordare la “sua festa di San Martino”, quando scendeva in
piazza a Zuni per accendere i “cannauccioli”. C’era
sempre una folla di persone che riempiva la piazza Umberto I prima che
terminasse la messa vespertina. Erano molti i cittadini, ma numerosi erano
anche i bambini che con in mano il loro fascio di “cannauccioli”
attendevano il momento dell’accensione dei fuochi e l’antico rito del falò.
Secondo alcuni, mi
spiegava Sergio, la tradizione calena di accendere “i cannauccioli”
di notte, ha lo scopo di ricordare, nel giorno di San Martino, l’avvenuta
trasformazione del mosto in vino. Gli anziani di Zuni, da quando erano bambini,
andavano sui monti alla ricerca delle canne da bruciare davanti alla chiesa di
San Nicola. Sergio, per l’occasione, coinvolgeva la Società Operaia di Zuni
(fondata nel 1888), l’Enal Caccia di Calvi e la Pro
Loco, riproponendo l’antica festa di San Martino in una cornice più ricca, tra
sacro e profano.
La manifestazione infatti
prevedeva, oltre alla Santa Messa, l’accensione dei “cannauccioli”
e la musica di Battista Suglia. Durante la serata
poi, si poteva gustare vino locale con pasta e fagioli in quantità. Ma era
soprattutto la tradizione dei “cannauccioli” che
affascinava Sergio Caparco, l’accensione di questi
falaschi, che sono piante erbacee con foglioline secche usate anticamente per
impagliare seggiole, intrecciare sporte e stuoie e costruire capanni da caccia.
“Un tempo, spiegava
Sergio, noi bambini ci recavamo a raccogliere le canne sulla montagna, una
settimana prima della festa di San Martino. Le raccoglievamo ancora verdi e le
facevamo seccare durante la settimana. Ci andavamo una settimana prima per
cercare di farne un grande fascio. I fasci di queste canne alte circa 2 metri,
poi venivano accesi fuori la chiesa di San Nicola, al termine della messa
vespertina. Con i fasci accesi si girava per le vie di Zuni finché non si
ritornava in piazza dove con i fasci si accendeva un grande falò. Poi la festa
continuava nella case, tra un bicchiere di vino ed una zuppa di fagioli.
Un’antica tradizione che è stato bello poter rivivere ancora, in occasione di
San Martino”.