Alla scoperta dei monumenti caleni: ancora un
successo a Calvi Risorta
Caserta news, 08 ottobre 2012
Una grande partecipazione: almeno 120 persone hanno partecipato ieri, alla
carovana dell'Archeoclub Cales
e Wikimedia alla scoperta dei monumenti caleni: la
cattedrale di san Casto, il Teatro romano, l'Anfiteatro e la Grotta dei Santi.
Si è ripetuto il successo di domenica scorsa.
Anche ieri, infatti, sono sono stati tanti i
visitatori che hanno risposto all'appello dell'Archeoclub
Cales di visitare il Teatro, ma anche l'Anfiteatro e
la Grotta dei Santi, due monumenti del tutto dimenticati e abbandonati tra la
vegetazione. Prima tappa: la Cattedrale, poi la carovana dell'Archeoclub, composta da oltre 110 persone e guidata dal
presidente prof. Paolo Mesolella e dai consiglieri prof. Pasquale De Stefano ed
Erminio Zona, si è recata a vedere il Teatro, l'Anfiteatro di Cales e la Grotta dei Santi.
Tra i partecipanti, in arrivo da Roma, la comitiva Wikimedia,
guidata da Saverio Malatesta e Marina Milella, il Presidente dell'Archeoclub di Falciano del Massico Ugo Zannini, il
Presidente ed il Vice Presidente della pro Loco di Calvi Risorta, Gianleno De Vita e Mirko Caparco
e l'associazione Carabinieri di Calvi Risorta con il presidente avv. Giovanni
Morelli, il vice presidente, Salvatore Capuano ed i soci Rolando Cipro e Nicola
Patrizio. Particolarmente interessanti le visite al Teatro e all'Anfiteatro. Il
Teatro di Cales, del I sec. a. C., sorge a poca
distanza dal Foro.
Gli scavi hanno portato alla messa in luce del monumento che si dispone in
uno spazio quadrangolare tra un asse viario a sud e la terrazza di un'area
sacra a nord. La cavea, staccata dal terreno, poggia su un sistema di arcate
che presenta una particolarità unica, non riscontrata su altri edifici teatrali
antichi. Ognuna delle dodici arcate interne, alla metà circa dello sviluppo
delle strutture, si sdoppia, cosicché sul prospetto esterno si contano
ventiquattro arcate. Molto interessante anche la visita all'Anfiteatro che ha
visto nel suo passato glorioso gli spettacoli dei gladiatori ed i venatoria,
completamente assediato dalla vegetazione, con le radici degli alberi che
minacciano seriamente i pochi resti ancora visibili del monumento.
La prima fase dell'anfiteatro di Cales si può
collocare nel I sec. a.C. Si accedeva all'ambulacro esterno attraverso quattro
porte monumentali che si aprivano alle estremità degli assi. Gli spezzoni dei
corridoi anulari che ancora si conservano sull'intero quarto Nord-Est della
cavea, e che comunicano con i resti di due portali monumentali aperti alle
estremità Nord ed Est degli assi, sono praticamente coperti dalla vegetazione,
e si intravedono soltanto pochi resti costituiti da un piedritto in laterizio
con semicolonna spaccato dalle radici degli alberi.
Poi la carovana si è recata alla Grotta dei Santi, interamente scavata nel
tufo, per vedere gli affreschi votivi dei sec. X e XI, danneggiati dall'usura
del tempo e dal vandalismo degli uomini, sulle pareti destra e sinistra,
nell'iconostasi e nell'absidiola. A destra, in particolare, vi sono affrescati
tra gli altri, i santi Clemente, Silvestro, Massimo, Pietro, Stefano, la
Crocifissione di S. Giovanni Evangelista, S. Giovanni Battista, Cosma, Barbara,
Simone; a sinistra: S. Lucia, un angelo che tiene nella bilancia l'anima di S.
Lorenzo, S. Michele, la Leggenda di S. Silvestro papa mentre scaccia un
dragone: affreschi che sono opera della scuola benedettina del sec. X.
Nella parete dell'iconostasi, invece, vi sono 6 busti di santi, in vesti
bianche, S. Margherita, la Madonna col Bambino, affreschi dell'XI sec.; sopra,
la Leggenda di S. Silvestro. Nell'absidiola si trova il Cristo Pantocratore tra
gli arcangeli Michele e Gabriele e ai due lati, in piedi, S. Pietro, S. Paolo e
S. Nicola. Domenica prossima, 14 ottobre, la carovana dell'Archeoclub
Cales, guidata dal prof. Mesolella, dal prof.
Pasquale De Stefano e dal dott. Erminio Zona, visiterà l'abbazia benedettina
del SS. Salvatore e la chiesa rupestre di Frate Janni dov'è conservata una
immagine miracolosa della Vergine Maria.