Calvi
Risorta: L’Archeoclub “Cales” e le Pro Loco in visita
alla Cappella Reale di Carlo III e Ferdinando IV di Borbone
Caleno24ore, 29 settembre 2012

Riparte domani, domenica 30 settembre, alle ore 9.40, nei
pressi del Castello aragonese, la carovana dell’Archeoclub
Cales e delle Pro loco calene, alla scoperta della Cales dimenticata. Seconda
tappa: la Cappella
Reale del Casino da Caccia del Demanio di Calvi a Sparanise,
il Casino borbonico che fu residenza dei re Carlo III e Ferdinando IV di Borbone e che giace nel più completo abbandono a tra le immondizie.
Sono pochi, gli stessi caleni che ne conoscono
l’esistenza. E sono pochissimi quelli che, in questi anni, si sono preoccupati
di preservarne la memoria e i resti (la Cappella, la cavallerizza, il casone,
la gendarmeria) che sopra praticamente stati recintati
o demoliti. Perciò, domani mattina, l’Archeoclub
“Cales”, guidato dal presidente Paolo Mesolella, guiderà i visitatori all’importante
Cappella costruita nel 1769 (come ci attesta il vescovo Zurlo), prima della
reggia di Carditello e dello stesso Palazzo Reale di
Caserta.
Quel che rimane del Casino Reale che fu
dei Re Carlo III e Ferdinando IV di Borbone, è
stato completamente recintato. Qualcuno ha pensato di trasformare in proprietà
privata, non solo i locali adibiti un tempo a
cavallerizza e a gendarmeria, ma perfino la Cappella Reale.
Dopo il danno provocato dal saccheggio di tutti i beni che vi erano contenuti
all’interno, è arrivata anche la beffa della
recinzione. E questo sotto gli occhi indifferenti di chi
dovrebbe vegliare il bene e fare attenzione a salvaguardare quel poco che
rimane della nostra storia locale. Per i cittadini di Sparanise, infatti e per la comunità degli studiosi, appare più giusto
che la Cappella Reale
non diventi una masseria; ma continui a restare patrimonio di tutti. Intanto
ciò che rimane della Cappella Reale ormai sta cadendo
a pezzi, assediata com’è dagli sterpi e dai materiali di risulta.
Un patrimonio inestimabile, un tempo proprietà dei Re Borboni e oggi completamente abbandonato a se stesso.
Nel Demanio oggi, sono rimasti pochi ruderi
abbandonati: le galitte, le scuderie, gli
alloggiamenti dei soldati, la
Cappella Reale sfondata. Eppure cinquant’anni fa il Casino Reale del Demanio di Calvi era
integro. Oggi la
Cappella Reale presenta delle crepe che la spezzeranno in
due. Eppure il Casino di caccia borbonico del Demanio
di Calvi è sicuramente il monumento storico più importante che c’è nel Comune
di Sparanise.
Dalle Piante della Tenuta e del Casino Reale di Calvi prodotte dall’arch. Angelo Notarangelo,
si può ben capire la vastità del complesso: 3.869.000 mq di superficie, la Torre d’Occidente 608 mq, il
Casino Reale 1248 mq (con 12 stanze e due saloni al primo piano, 14 stanze, la
cappella, il fienile e due stanze al pianterreno). Poi un casone di 2174 mq ed una casina di 176 mq, per un totale di
4485 mq di superficie abitativa. Davanti al casino, invece, c’erano uno
spiazzo ellittico per le corse dei cavalli, un bosco e 13 parchi. Poi il fronte
principale del casino ospitava il circo dove avvenivano le corse dei cavalli.
Dal Demanio di Calvi, Ferdinando
IV di Borbone, Re delle Due Sicilie
e infante di Spagna, scriveva spesso alla sua seconda moglie Lucia Migliaccio,
duchessa di Floridia, come testimonia il suo appassionante epistolario.
Domenica prossima, 7 ottobre, la carovana dell’Archeoclub Cales, guidata dal
prof. Mesolella, dal prof. Pasquale De Stefano e dal dott. Erminio Zona, in
collaborazione Wikimedia Italia e con le Pro Loco,
visiterà il Teatro di Cales, i resti dell’Anfiteatro e la Grotta dei Santi dove sono
conservati i preziosi affreschi della Crocifissione e di San Paolo.