Calvi
Risorta: San Casto è ritornato in cattedrale
Caserta24ore, 11 agosto 2012
Paolo Mesolella
Dopo duemila anni le ossa del santo
martire, morto nel 66 d. C., sono ritornate per sempre nella cattedrale
romanica.
Dopo quasi duemila anni dal suo
martirio, avvenuto il 22 maggio del 66 d. C., il cranio e le ossa di S. Casto Martire sono
ritornati nella cattedrale romanica di Calvi. I resti venerabili di quello che fu il primo Vescovo della Diocesi di Calvi, contemporaneo di
San Paolo e di San Pietro del quale fu discepolo, sono tornati nella cattedrale
calena grazie alla tenacia del parroco don Antonio Santillo.
Vengono dalla Calabria, dono del vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina
– Palmi, Luciano Bux, al vescovo di Teano – Calvi
mons. Arturo Aiello. Fu quest’ultimo,
infatti, il 21 gennaio 2012 a chiedere in dono le sacre reliquie di S. Casto,
patrono di Calvi, al vescovo Bux che diede mandato a
don Antonio Scordo di procedere alla ricognizione del corpo del santo martire. Il 19 marzo scorso, lo Scurdo
effettuò la ricognizione canonica dell’urna contenente
il corpo del santo: il cranio completo di mandibola e le ossa (omeri, anca,
costole, rotula, clavicola) e insieme alla Bolla di autentica dell’anno 1806,
le chiuse in due teche di vetro e le sigillò con la ceralacca.
Le ossa infatti furono prelevate
nell’anno 1806 da Papa Pio VII dalle catacombe di S. Callisto a Roma per
consegnarle all’allora cardinale di Napoli. Le due teche sono state donate e
consegnate il 23 marzo scorso, da don Antonio Scordo a mons. Pasquale De Robbio, vicario della Diocesi di Teano Calvi, al parroco
della cattedrale don Antonio Santillo e al sindaco Antonio Caparco,
alla presenza del notaio Massimo Seminara e dei testimoni Giovanni Mammola e Christian
Galluccio. Erano altresì presenti alla manifestazione
il vicesindaco di Calvi Risorta Claudio De Biasio ed
il comandante di P. M. Fabio Remino.
Nel “Proprium Sanctorum pro Diocesi Calvensi”,
si legge che i sacerdoti pagani accusarono Casto presso Messalino, preside
della Campania il quale prima ordinò che fosse
percosso con bastoni e poi, insieme a Cassio, Vescovo di Sinuessa,
che fosse bruciato vivo. Ma lui uscì miracolosamente
illeso dalle fiamme; allora fu condotto a Suessa e fu
sottoposto prima alla lapidazione e poi fu decapitato.
I Calvesi lo elessero loro
patrono e nascosero il suo corpo nella vecchia cattedrale di Calvi. Il corpo
del Martire però, dopo il martirio della decollazione, rimase insepolto per 39
giorni, fino a quando il 1° Luglio dello stesso anno, alcuni cristiani calvesi, lo raccolsero di nascosto e lo trasportarono da
Sessa a Calvi, dove rimase per nove secoli. Fino a quando nel 966 d. C., Landone, Duca di Gaeta, lo rapì nottetempo e lo trasportò a
Gaeta. All’epoca, era Vescovo di Calvi Andrea Diacono il quale cercò il corpo
del S. Martire e, dopo due anni, ne ottenne dallo stesso Landone
un braccio come una reliquia. Del resto del corpo se n’erano perse le tracce
fino alla buona notizia di questi giorni.