LO STALKING

 

Demetra, 22 luglio 2012

 

Luciana Antinolfi

 

Calvi Risorta: Lo Stalking

 

Prevaricazione ormai è diventato un termine di uso comune. Prevaricazione a qualsiasi livello, nei rapporti con amici, conoscenti, politici, istituzioni, gente comune, il volere ad ogni costo, far prevalere la propria opinione, anche se sbagliata, genera gesti di insofferenza, di tensione e di insoddisfazione.


La causa di questo malessere palese, endemico e diffuso fino all'inverosimile Stalking tra le mura domestiche. Lo Stalking, o come se si preferisce  Mobbing familiare, viene nascosto dalla paura che non possa sfociare in veri e propri atti di violenza. La vittima ha paura e diventa prigioniera di se stessa.


Un’ordinanza conferma che l’atto persecutorio è reato anche se consumato tra coniugi. I maltrattamenti che si consumano tra le mura domestiche non sono necessariamente legati a violenza fisica, è reato anche la violenza psicologica, perchè minano la serenità familiare, e nascondono una situazione molto più complessa, è importante saperli riconoscere.


Lo Stalking induce nella vittima uno stato di ansia emotiva e di timore. Come si manifesta e come riconoscerlo? Il molestatore sorveglia continuamente la vittima, con telefonate assidue o messaggi insistenti, talvolta la pedina e solitamente la isola dagli amici o dai parenti per avere il pieno controllo della sua vita.

 

Accanto alle minacce, vengono spesso attuati gesti di intimidazione che servono a impaurire la vittima. Quando l’ambito è quello familiare, le vittime si ritrovano intrappolate in una situazione di plagio, in cui pur riconoscendo la violenza fanno fatica a staccarsi e rimangono interdette, perché non sanno cosa fare. Atti che ripetuti nel tempo generano nella vittima uno stato di ansia e di paura per se stesso e per gli altri. Si produce, insomma, uno stato di sofferenza psicologica  che spesso degenera in disturbi del sonno, mal di testa, depressione, attacchi di panico e persino pensieri suicidi.


La prima legge nazionale contro lo stalking (dal verbo inglese “to stalk”, cacciare, inseguire, perseguitare) è stata introdotta in California nel 1990 a seguito di numerosi casi di fan ossessivi che perseguitavano le celebrità. In Italia, il reato è stato introdotto con l’articolo 612 bis del decreto 11 del 23 febbraio 2009, pubblicato in gazzetta ufficiale il 24 febbraio 2009. Prima se una donna andava in questura per denunciare qualcuno che la intimidiva non c’erano i presupposti per la denuncia e le forze dell’ordine non avevano alcun potere di intervenire.


Lo stalking coinvolge soprattutto la popolazione femminile, il maggior numero di vittime sono donne: 75-80 per cento contro il 20-25 per cento di uomini. La maggior parte dei casi si consuma tra ex partner e l’interruzione di una relazione è la principale causa scatenante.


Spesso questi comportamenti ossessivi erano già presenti nel corso del rapporto e mai riconosciuti come tali, fino a quando non si manifesta la causa scatenante che fa perdere il controllo. Le motivazioni principali sono la gelosia, la vendetta, la volontà di recuperare un rapporto, il senso di abbandono, la depressione. In questi casi bisogna rivolgersi alle autorità e presentare un esposto, nel quale si chiede che il molestatore venga spinto a tenere un comportamento civile e a mettere fine ai suoi atti persecutori.

 

A quel punto, "le autorità procedono secondo un’istruttoria tipica del procedimento penale, interrogando tutti i soggetti coinvolti e chiedono al questore di emettere un ammonimento. Nel caso in cui questo non basti e il reato si ripeta, la nuova legge prevede che il molestatore sia perseguibile d’ufficio. Viene avviata un’indagine, in cui la polizia giudiziaria trasmette gli atti alla Procura. Il fatto di aver perseverato nonostante l’ammonimento è un’aggravante, così come è più grave se a compiere il reato è un coniuge (ancora tale o legalmente separato)".


Le condanne previste. La legge prevede una reclusione da 6 mesi a 4 anni. Pene più gravi quando lo stalking è compiuto su una donna in stato di gravidanza, con l’utilizzo di armi oppure su un minore o un disabile.