Un omaggio al Virgilio caleno: sommo poeta anche con la divisa

 

Lucca, 25 maggio 2012

 

Aldo Grandi

 

Chi scrive conosce Virgilio Russo, capo della squadra mobile lucchese, da molti anni e da altrettanti ha avuto occasione di lavorarci per ragioni di carattere professionale. Raramente, in oltre 20 anni di cronaca nera, è capitato di imbattersi in un dirigente di polizia così preparato sotto il profilo culturale e attento non solo alla forma, ma anche alla sostanza delle cose. Più volte l'autore di queste righe si è anche domandato come sia possibile che uno come lui abbia potuto scegliere di intraprendere la carriera in polizia, ma se ciò è accaduto, vuol dire veramente che la polizia è diventata qualcosa di diverso, almeno in certi suoi apparati e che sono lontani i tempi in cui, nelle questure, abitavano e sopravvivevano più che degnamente, personaggi ambigui dipendenti da strutture più o meno deviate e a tutto disposti fuorché a servire la repubblica.

 

Virgilio Russo è un po' come il sommo poeta prediletto da Dante, quel Publio Virgilio Marone che lo accompagnò fino alle soglie del Paradiso. Anche il nostro, a dirla tutta ha questa grande dote, quella di traghettare il rischio dall'altra parte, dove esso è attenuato se non addirittura scomparso. E' Virgilio Russo, un uomo di principi, con una forte morale, ma non è un moralista né chi scrive lo ha mai sentito fare del moralismo. Certo, non è un istintivo, non cerca grane, non attacca mai per primo, ma non si fa mettere i piedi in testa e se anche qualcuno può scorgere, nella sua pacatezza, un senso di debolezza, stia attento a non sbagliarsi, quella è la sua forza. 

 

Pensavamo queste cose, ieri sera, al termine della gara al Palatagliate - grande spettacolo di sport - tra ArcAnthea e Fortitudo Bologna. Diverse persone e anche colleghi ci avevano invitato a sottolineare la vergogna di quanto accaduto a metà gara quando, all'improvviso, nell'impianto è risuonato il tifo rumoroso, ma corretto, dei supporters felsinei ai quali era stata vietata la trasferta. Allora perché, ci è stato domandato, li hanno fatti entrare? Ancora una volta ha prevalso la logica del più forte e del più furbo? Effettivamente l'ingresso dei sostenitori bolognesi aveva dato una sferzata ai giocatori della Fortitudo che aveva rimontato lo svantaggio portandosi a -1, ma poi fortunatamente, Parente e compagni si sono ripresi alla grande. Alla fine del match sono volate parole grosse nei confronti della nostra collaboratrice Emanuela Lo Guzzo che aveva avuto il merito di descrivere con correttezza gli avvenimenti di gara 1 a Bologna. Ancora una volta, calcio o basket che sia, gli imbecilli la fanno purtroppo da padrone. Camillo Auricchio, socio di ArcAnthea ha voluto ringraziare e con lui Alfredo Susanna, il questore per essere riuscito a non far succedere alcunché.

 

Per carità! Virgilio Russo responsabile dell'ordine pubblico in queste manifestazioni è una garanzia e, come avevamo supposto incontrandolo a inizio partita, avrebbe fatto di tutto per evitare degenerazioni. Visto il risultato, c'è riuscito. Certo, tifosi che non dovevano avere il biglietto e che, invece, ne erano in possesso sono stati fatti entrare nonostante non potessero farlo e questo dimostra, se ce n'era bisogno, che questo stato non ha fermezza ed è costretto, sempre e comunque, a scendere a patti con i violenti: "Io ti faccio vedere la partita, ma tu non rompi i coglioni".

 

Funziona così e funziona quasi sempre. Quasi. La dignità dello stato? Il senso dello stato? Provate a immaginare cosa fosse accaduto se, per fare rispettare il divieto, fossero scoppiati tafferugli o incidenti: ve li immaginate i giornali il giorno dopo? E vi immaginate che cosa avrebbero fatto a Roma al ministero? Non sarebbero stati a distinguere se il sommo poeta aveva o non ragione nel difendere lo stato o quel che ne è rimasto. No, se lo sarebbero inchiappettato e il questore non avrebbe potuto fare altro che dire la stessa parola che disse Garibaldi a Teano: "Obbedisco!"

 

Il nostro povero Virgilio sarebbe stato redarguito e, magari, anche trasferito. Lui, così come l'autore delle Bucoliche e delle Georgiche, non aspira a raggiungere il Paradiso, forse nemmeno può, ma sicuramente, nemmeno vuole precipitare nell'inferno. Da qui la prudenza scelta come regola di comportamento e di vita. Visti i risultati e visto come questo stato tutela i suoi servitori, non ce la sentiamo di condannarlo. Domani, sabato, caro vecchio sommo poeta, è la festa della polizia: a te, con affettuosa amicizia e sincera stima professionale, noi di Gazzetta di Lucca e Gazzetta di Viareggio auguriamo un buon compleanno!