Un tombarolo scopre gli scandali di Carditello
e Calvi Risorta
Portale di Pignataro Maggiore, 09 aprile 2012
Salvatore Minieri
Nel primo pomeriggio di domenica 8 aprile, l'autorevole
giornale on line "Lettera 43" ha pubblicato un'intervista a un ladro di reperti e di oggetti d'arte che ha acceso i
riflettori sulla nostra zona e sulla spoliazione sistematica che viene compiuta
nei monumenti più belli e preziosi della provincia di Caserta, il tutto con
l'inerzia complice e vergognosa di enti gestionali e consorterie di passacarte politici.
Il tombarolo intervistato è uno slavo di 71 anni che,
lo scorso febbraio è stato coinvolto nel rinvenimento di tesori archeologici
dal valore inestimabile; tutti nascosti in un appartamento al centro di Pompei,
prima di farli partire verso le città di mezzo mondo dove si nascondono i
trafficanti dei pezzi rubati al patrimonio casertano (furti possibili sempre
grazie all'incapacità asinina di chi governa i nostri giacimenti di storia).
L'intervistato - rimasto anonimo grazie alla copertura del nome immaginario
"Ferdinand S." -
ha clamorosamente indicato le zone più devastate dall'attività predatoria della sua organizzazione: la provincia di
Caserta con riferimenti specifici a Calvi Risorta e Carditello.
Ecco cosa ha dichiarato nella sua intervista agghiacciante a lettera43.it il
ladro d'arte:
D. Quali sono le piazze al Sud d’Italia più
frequentate dai tombaroli?
R. Operiamo anche in Puglia, Calabria,
Sicilia, nel Casertano, a Capua, a Calvi Risorta. A Boscoreale, nei pressi di Napoli, c’è una famiglia di tombaroli che opera quasi in regime di monopolio. La
necropoli di Villa Literno l’abbiamo
pian piano svuotata di tutto: nei luoghi in cui quasi tutto è abusivo, diventa
più facile trafugare. Dalla Reggia di Carditello, che
risale al 1600, i miei colleghi hanno portato via pure gli scalini e le
balaustre.
D. Come ci sono riusciti?
R. È stato un lavoro da principianti: l’Ente di bonifica
che ha finora gestito quel gioiello non ha previsto sorveglianza. Ora
D. Che fine hanno fatto le sue
meraviglie?
R. Ho sentito dire che una parte
di quella roba l’avrebbe comprata un tizio di Casal di Principe.
Basta rileggere queste tre risposte di Ferdinand S.
per rendersi conto che qualcosa non funziona tra Calvi Risorta e Carditello. In primis, il tombarolo
parla apertamente della reggia borbonica di Carditello
come di un bene privo di ogni sorveglianza e dell'ente di gestione della
reggia, il Consorzio per
Solo qualche mese fa, a furti e spoliazione ben consumati e a Reggia ormai
privata persino dei lampadari, il Consorzio ha impedito a noi giornalisti di
entrare nella Reggia di Carditello (lo hanno
consentito solo nei giorni a cavallo della visita del ministro Ornaghi e del Governatore Caldoro,
giusto per buttare fumo negli occhi). Sapete perché? Perché
lo ha espressamente vietato una cooperativa di vigilanza!
Il Consorzio che gestisce il gioiello borbonico, ha prima lasciato che i ladri
portassero via tutto e, solo in un secondo momento, ha stipulato un contratto
di svariate migliaia di euro con la cooperativa
"Lavoro e Giustizia". Insomma, prima si è lasciato deturpare e
denudare in toto
L'unica giustificazione sentita è questa: "…parlate con gli uffici
(sic!)…" (intervista fatta con telecamera nascosta nel video reportage su Carditello riportato in basso, al minuto
18 e 13 secondi, ndr)
Sì', ma quali uffici? Quelli
del Consorzio non danno risposte e lasciano che un centralino ci intrattenga per interminabili minuti (poi, puntualmente e
stranamente, cade la linea). Lo stesso Consorzio ascrive tutte le ragioni del
nostro mancato accesso alle volontà del curatore fallimentare della Reale
Tenuta di Carditello, il giudice Valerio Colandrea .Lo stesso giudice che
qualche mese fa - misteriosamente - aveva rigettato la richiesta di sospensiva
di vendita all'asta della reggia, avanzata dal
ministro del Mibac, Lorenzo Ornaghi.
Per non parlare dei misteriosi - e privi di ogni
risposta umana - numeri telefonici di Lavoro e Giustizia, cooperativa che, sul
suo sito, dice di essere specializzata soprattutto in videosorveglianza,
ma sulla Reggia di Carditello non ha attivato nemmeno
una telecamera di quelle che, a poche decine di euro, si comprano in un negozio
di informatica.
In un servizio di chi scrive, si è portato alla luce l'importo di circa 7000
euro che il Consorzio verserebbe alla cooperativa per controllare una reggia
che, ormai, è stata svuotata persino delle mensole e delle maniglie delle porte
(notizia mai smentita dal Consorzio stesso!).
Se non fosse stato per il tombarolo-pentito, inoltre, non avremmo mai saputo
che la committenza più motivata a mettere le mani sui tesori rubati a Carditello, sarebbe quella della
confinante Casal di Principe.
Anzi, pare proprio che la gran parte delle suppellettili reali, rubate quando il Consorzio non aveva ancora sottoscritto un
contratto dorato con Lavoro e Giustizia, sia ben conservata nelle stanze di
qualche villa casalese, ben protetta dalle
immancabili telecamere. Telecamere, appunto: quelle che nessuno ha mai fatto
piazzare intorno a Carditello, pur dichiarandosi
esperto in materia di videosorveglianza (Lavoro e
Giustizia ha una sede a Caserta e una in Molise - a Macchia d'Isernia - dove
svolge prevalentemente attività di controllo tramite sistemi di telecamere a
circuito chiuso per prezzi di molto inferiori a quello
sottoscritto per "vigilare" sul Real Sito
di Carditello).
Per Cavi Risorta, invece, non basterebbe un fiume
d'inchiostro. Il sindaco e la sua maggioranza fanno piazzare telecamere
ovunque, ma solo una controlla l'accesso alla saccheggiatissima
zona archeologica (
Roba da barzellette, come quella che parla di un sindaco, come Antonio Caparco,
sputtanato dalle dichiarazioni del tombarolo
a lettera43.it: "Dove tutto è abusivo, diventa più facile trafugare".
E il primo cittadino cosa fa? Ma naturale: non si
presenta ai convegni che servono a mettere un freno al saccheggio sistematico
della zona archeologica calena e si giustifica dicendo
che non gradiva il giornalista chiamato a fare da moderatore. Intanto, tombaroli e Casalesi committenti ringraziano, soprattutto
per il numero di telecamere attualmente in funzione per sorvegliare i