AD UN ANNO DALLA MORTE: IL RICORDO DI SUOR AUGUSTA

 

Gazzetta di Caserta, 26 marzo 2012

 

Paolo Mesolella

 

Calvi Risorta aveva una grande amica. Era una suora disabile. Lo scorso anno però, proprio in questi giorni é morta, rimanendo il paese profondamente commosso e orfano della sua bontà.

 

Era la suora amica degli ammalati di Lourdes. E non solo di loro, ma di tutti quelli che avevano l’opportunità di conoscerla. Ci conoscevamo da trent’anni e lei da sessant’anni viveva incollata in un letto del suo convento, presso le suore Stimmatine calene. Da ragazza, un brutto colpo alla spina dorsale la costrinse su una sedia a rotelle, poi il tempo l’ha costretta a rimanere incollata tutta la vita fino alla morte, avvenuta ad Avellino l’anno scorso.

 

Aveva lo sguardo mobile verso la finestra o verso le foto degli amici incollate alle pareti. Prima ci vedevamo più spesso. Poi se n’era dovuta andare in un altro convento ad Avellino e ci si vedeva raramente. Da quando se n’è andata però ci ha rimasto un senso  di vuoto, di mancanza. Suor Augusta Toccaceli è rimasta impressa nella memoria dei caleni per la sua dolcezza, la sua serenità, la sua grande pazienza. Nonostante i dolori, nonostante le sue difficoltà di leggere, scrivere, muoversi e perfino di sentire, aveva sempre una parola buona per tutti: per le consorelle, per i tanti amici, per i giovani che erano curiosi di parlare con questa suora singolare e straordinaria. Il primo incontro con Suor Augusta era strano: si andava li per curiosità un pomeriggio e poi non si smetteva più di ritornarci. Si diventava amici e gli incontri, i colloqui, diventavano molto importanti. Succede. La stessa sensazione di vuoto ritorna ora, dopo un anno che ci ha lasciati. Suor Augusta era una donnina schiva, che non amava essere ringraziata. Oggi però lo facciamo, perché se n’é andata soffrendo in silenzio fino alla fine. Come una santa.