L’ex sindaco di Pignataro Maggiore assolto. Il giudice: “il fatto non sussiste”
Paese news, 20 febbraio 2012
Cade ogni accusa contro l’ex sindaco Giorgio Magliocca. Il giudice per l’udienza preliminare lo assolve perchè il fatto non sussiste. La sentenza emessa
pochi minuti al termine di una lunga udienza che ha visto prima l’arringa di
una parte civile, poi quella dell’avvocato difensore Mauro Iodice.
Dopo quasi un anno di battaglie nelle aule di giustizia
Giorgio Magliocca, ex sindaco di Pignataro Maggiore,
comune del Casertano, con un passato di consulente (2005-2006) del ministro
delle comunicazioni Mario Landolfi e del sindaco di
Roma Gianni Alemanno, è stato assolto con formula piena dalla grave accusa di
concorso esterno in associazione mafiosa; a pronunciarsi in questo senso è
stato il gup di Napoli Eduardo De Gregorio, in sede
di rito abbreviato.
Magliocca, avvocato trentottenne, era stato
arrestato l’11 marzo dello scorso anno su richiesta
del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e
dei sostituti della DDA Giovanni Conzo, Alessandro
Milita e Liana Esposito, perchè accusato di aver stretto in due circostanze un
patto politico-mafioso prima con il boss della camorra Lello Lubrano (ucciso il 14 novembre del 2002), quindi con il suo
successore Pietro Ligato (detenuto al 41 bis), ricevendo sostegno alle elezioni
comunali del 2002 e 2006, entrambe vinte, e assicurando in cambio appalti e
finanziamenti pubblici, nonchè la possibilità per gli
uomini del clan di continuare a gestire i beni confiscati.
È stato scarcerato dal Riesame il 25 gennaio scorso, dopo
oltre dieci mesi e mezzo passati tra il carcere e i domiciliari. Contro di lui
una presunta cena con il boss Lubrano in un
ristorante di Bellona, comune a pochi chilometri da
Pignataro, fatto che non ha trovato riscontri durante il processo, così come
non ha trovato conferme l’incontro del 2006 con Pietro Ligato, che in quel
periodo era in cella.
Ad accusare Magliocca anche un
collaboratore di giustizia, Giuseppe Pettrone, e
soprattutto un ”nemico politico” come l’allora consigliere di minoranza al
comune di Pignataro Raimondo Cuccaro, oggi sindaco del paese; la sua
amministrazione si è costituita parte civile, così come l’altro teste
dell’accusa Enzo Palmesano, giornalista, costituitosi
al posto della Provincia di Caserta. Le denunce di Cuccaro e Palmesano riguardavano in particolare la gestione dei beni
confiscati, ovvero la villa del boss Raffaele Ligato,
più volte oggetto di atti vandalici, l’annesso pescheto e un appartamento, beni
che non sarebbero mai passati realmente sotto il controllo
dell’amministrazione, tanto che il gip Terzi,
nell’ordinanza di arresto, esprimeva dure censure morali verso Magliocca.
Dopo aver appreso dell’assoluzione perchè il fatto non
sussiste, Magliocca, difeso dall’avvocato Mauro Iodice, si è detto ”soddisfatto perchè
finalmente è stata ristabilita la verità. Sono stato
vittima di una vendetta della camorra”. Parole di gioia ma anche
frecciate a sinistra e magistratura.
”Ricordo i giorni delle accuse, e ancor più la certezza
che Giorgio ne sarebbe uscito a testa alta. Una storia, quella di Magliocca, che rafforza in noi la fiducia nella Verità, che
è sempre destinata a trionfare”, dichiara Mario Landolfi,
sub commissario regionale del Pdl Campania.
Soddisfazione giunge anche dal Pdl casertano, con i
senatori Pasquale Giuliano e Gennaro Coronella,
rispettivamente coordinatore e vice-coordinatore provinciali, esprime ”viva
soddisfazione”.
Per Vincenzo D’Anna, componente
della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere della Camera dei Deputati, ”un
altro teorema a carico di un esponente politico del Pdl
è caduto”. Meno soddisfatto uno dei grandi accusatori di Magliocca,
il giornalista Enzo Palmesano: ”Rispetto la sentenza
– afferma – ma non la condivido, ci sono tutti gli
elementi perchè possa essere ribaltata in appello”.