Consorzio di Bonifica, perchè non pagare le cartelle. La Regione come le mafie: tasse ingiuste come estorsioni

 

Caserta24ore, 16 ottobre 2011

 

Tra i tanti enti parastatali che periodicamente battono cassa alle tasche dei cittadini ci sono i consorzi di bonifica. Nati durante il periodo fascista come tassa per ripagare la bonifica delle piane paludose dell’Agro Pontino e quella tra i fiumi Garigliano e Volturno tanto per restare nelle nostre terre, annualmente battono tassa anche per i cittadini che possiedono casa o beni immobili nei comuni montani.


E’ il caso ad esempio del comune di Rocchetta e Croce, che si trova a 600 metri di altezza. I cittadini di questo comune si vedono gravare ogni anno una tassa di bonifica udite, udite perchè: “l’Ente garantisce il funzionamento degli impianti di sollevamento e delle idrovore e la manutenzione dei canali consortili attraverso la contribuenza imposta ai proprietari degli immobili agricoli ed extraagricoli che traggono beneficio dalle attività del Consorzio”.

 

Tanto si legge in una nota di risposta ad un cittadino che chiedeva istanza di annullamento per la messa in mora, firmata dal direttore generale del Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno dott. Antonio De Chiara. A scanso di equivoci, chi non paga, si vede arrivare la cartella di “Equitalia” con avviso di pagamento e pena di messa in mora.


“Si tratta indubbiamente di una tassa illegittima – tuona duro il dott. commercialista Cassio Izzo che parla a nome dei comitati provinciali di Guardia Civica Cittadina dagli abusi di potere della pubblica amministrazione – la presunta tassa è paragonabile ad un’estorsione vera e propria che esaspera i cittadini ed accomuna le istituzioni alle mafie. E’ inammissibile che in un comune di montagna si debba far pagare una tassa per una bonifica tenuta su terreni pianeggianti. Inoltre – continua Izzo – tengo a precisare che laddove esiste un deflusso naturale delle acque, non si è tenuti a pagare e comunque la tassa non giustifica le spese del consorzio…”


Tale tassa è stata reintrodotta in sordina con delibera della Regione Campania pubblicata sul BURC del 29.06.98. Nessun cittadino o partito politico ha impugnato il provvedimento e da allora il Consorzio si è ritenuto legittimato ad esigere la tassa pena l’iscrizione a ruolo del tributo. Molti comuni hanno emanato ordinanze comunali che vietano l’imposizione del tributo, ma altri non l’hanno fatto. Vuoi vedere che se si va a spulciare quali sono, si potrebbe scoprire che sono proprio quelli che hanno propri uomini retribuiti a vario titolo all’interno del Consorzio?