ISPEZIONI DEI SACCHETTI: IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI DICE NO!

 

PD Calvi Risorta, 31 agosto 2011

 

L’indicazione del garante del 14 luglio 2005 sulla questione è chiarissima “essa viola la privacy ed è oltremodo invasiva”.

 

stanno arrivando in redazione molte segnalazioni inerenti la continua ispezione dei sacchetti della raccolta differenziata da parte della Polizia Locale, accompagnati talvolta anche da qualche amministratore. Molte volte dopo queste ispezioni vengono comminate multe salate.

 

Noi del Partito Democratico caleno abbiamo voluto vederci chiaro, sempre con lo stesso spirito, tutelare i diritti dei cittadini caleni e come al solito ci siamo documentati. Proprio sulla raccolta dei rifiuti differenziata il Garante per la Protezione dei Dati Personali, in seguito a molti reclami e segnalazioni, ha emesso delle indicazioni scaturite dalla riunione del 14 luglio 2005, con relatore il dott. Giuseppe Fortunato.

 

Qualcuno potrebbe obiettare che questa indicazione sia vecchia di qualche anno, perché forse nel frattempo siano intervenuti fatti nuovi, sentenze, o ulteriori pronunciamenti tali da ribaltare l’indicazione in questione. In realtà le cose non stanno così, visto che la stessa Arma dei Carabinieri il 30 settembre scorso ha ribadito  sul suo sito www.carabinieri.it il divieto sia all’utilizzo di sacchetti trasparenti e sia la pratica invasiva di ispezioni generalizzate dei sacchetti della raccolta differenziata.

 

L’indicazione del Garante della Privacy sulla questione è chiarissima, sia sui sacchetti trasparenti che sulla privacy  violata. Nei casi dei sacchetti trasparenti usati nella raccolta differenziata, anziché di conferimento in contenitori dislocati lungo la strada, questo è il caso del Comune di Calvi Risorta, deve considerarsi non proporzionata la prescrizione contenente l’obbligo di utilizzare un sacchetto trasparente. In tal caso, infatti, chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo, nello spazio antistante l’abitazione, è posto in condizione di visionare agevolmente il contenuto esteriore. Questo non lo diciamo noi, ma sono le prescrizioni da osservare indicate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali.

 

Passiamo ora alla questione dolente dell’ispezione generalizzata ed indiscriminata dei sacchetti, che si pratica nel Comune di Calvi Risorta. Essa è spacciata molte volte come una funzione educativa e preventiva, ma nella realtà delle cose è solo ed unicamente repressiva, essendo i controlli generalizzati e non selettivi, così come indicato dal Garante della Privacy. Infatti le modalità di raccolta differenziata anche se appaiono correlate alla finalità cui sono preordinate, che mirano ad una soluzione della gravosa questione dei rifiuti solidi urbani.

 

Esse potrebbero tuttavia comportare, in caso di misure sproporzionate e di eventuali abusi, seri inconvenienti alle persone interessate, le quali conferiscono i rifiuti nella fondata aspettativa che gli effetti personali da esse inseriti nei sacchetti (es., corrispondenza, fatture telefoniche con relativi numeri chiamati), che sono a volte relativi ad informazioni sensibili concernenti la sfera della salute (farmaci, prescrizioni mediche…) o politico - religioso – sindacale, siano oggetto solo di eventuali controlli proporzionati di cui i cittadini siano adeguatamente informati, e non anche di indebita visione ed utilizzazione da parte di terzi. Per questi motivi il Garante della Privacy nelle  prescrizioni da osservare indica: - Che l’attività di ispezione deve essere esercitata selettivamente nei soli casi in cui il soggetto non sia oltremodo identificabile.

 

-  Che risulterebbe, quindi, invasiva la pratica di ispezioni generalizzate da parte del personale incaricato (polizia municipale, dipendenti del consorzio rifiuti).

 - Che non costituisce, peraltro, strumento di per sé risolutivo per accertare l’identità del soggetto produttore, dal momento che non sempre risulta agevole provare che il medesimo sacchetto, avente un contenuto difforme da quello per il quale è utilizzabile, provenga proprio dalla persona individuata mediante una ricerca di elementi presenti nel medesimo.

 

Tale considerazione induce a ritenere che il trasgressore non dovrebbe essere individuato sempre ed esclusivamente attraverso una ricerca nel sacchetto dei rifiuti di elementi (corrispondenza… anche amorosa, o altri documenti) a lui riconducibili, e quindi una eventuale sanzione amministrativa irrogata dalla polizia municipale ad un soggetto così individuato potrebbe risultare erroneamente comminata.

 

Il discorso è chiaro. Gli addetti ai punti mobili, secondo il Garante, non hanno diritto alcuno a “ispezionare” i sacchetti che depositiamo, né possono sindacare sul loro contenuto. E anche i controlli non possono essere “generalizzati” ma solo “selettivi”. In base a ciò, quindi, una eventuale sanzione amministrativa irrogata (multa salata) potrebbe risultare erroneamente comminata.

 

Questa indicazione Caparco & soci la conoscono? O come al solito pensano di vivere nel loro Stato caparchiano, dove vigono le leggi emanate dal capo – padrone? Presumiamo che questo loro modo di fare esporrà ben presto l’Ente ad una pioggia di ricorsi per violazione della privacy!!!