IL TEATRO
DELLA TRADIZIONE CON L'80 MQ
Gazzetta di Caserta, 04 luglio 2011
Per gli amanti del teatro prodotto dalle nostre terre,
frutto del ricordo e della memoria, ma anche dello studio e della ricerca, due
giorni in compagnia dell’attore e regista dai natali casertani
Pierluigi Tortora, nella suggestiva e affascinante
cornice della cattedrale di San Casto di Calvi Risorta.
Caratteristica dei lavori di Tortora è lo stretto connubio
che riesce a creare tra tradizione e avanguardia,
creando così uno spettacolo teatrale per certi versi “classico” ma che guarda
costantemente ai tempi che corrono.
Di seguito maggiori dettagli sui due appuntamenti:
Domenica 10 Luglio, alle 21, il primo dei
due appuntamento alla cattedrale romanica di San Casto a Calvi Risorta:
un monologo teatrale in cui l’autore veste i panni della nonna Giuseppina, da
tutti chiamata affettuosamente "Peppenella". Attraverso il suo ricordo e la sua trasposizione
scenica emerge un racconto ricco di personaggi, archetipici della tradizione sociologica meridionale che
affollano episodi lieti, dolorosi, farseschi, e viene a delinearsi, al contempo,
il carattere di una donna forte ma anche tenera, moglie devota e madre
affettuosa, che ha vissuto a pieno quasi tutto il XX secolo. La storia che
Tortora mette in scena è una cronaca dal passato mentre tutto intorno il mondo cambia: il suo rapporto con il progresso,
con gli uomini, è contrastato e il microcosmo di Giuseppina diventa macro, il
suo piccolo mondo si dilata e non può fare a meno di fare i conti con la realtà
che ora la circonda. I tempi cambiano ma lo stupore degli uomini resta lo
stesso.
Domenica 31 Luglio, alle 21, il secondo appuntamento con: "Da Pirandello al varietà". Il regista nelle vesti di attore, insieme a Brunella Spina, si esibirà Domenica 31 Luglio alle 21 presso la Cattedrale romanica di San Casto a Calvi Risorta (CE). Tortora prende le mosse dall’atto unico che Pirandello scrisse nel 1923, l’uomo dal fiore in bocca - in cui il drammaturgo siciliano riusciva magistralmente ad evidenziare i suoi concetti chiave quali l’incomunicabilità e la relatività della realtà - per schizzare un ritratto del teatro, arte dalle molteplici sfaccettature che vanno dal dramma borghese agli spettacoli di varietà dei fratelli Maggio e dei De Rege. Così come teorizzava Pirandello allora, ossia che l’umorismo fosse una nuova visione della vita misto di comico e Egeo, un sorriso amaro mediato dalla fase riflessiva, anche qui Tortora miscela comico e drammatico per offrire agli spettatori la vera essenza della grande arte teatrale che non è fine a sé stessa.