Dal 1863
il Lotto fa sognare gli italiani
Redazione Calvi, 11 giugno 2011
Tra le passioni del popolo italiano c'è ne
è una che, a seconda dei casi, può trasformarsi in vera e propria
"febbre": il gioco del Lotto, croce e delizia dell'intera Penisola.
Tentare la fortuna, abbandonarsi alla sorte, sono i segni inequivocabili di questo
gioco, che affonda le sue radici addirittura
nell'antica Roma (pare, che durante i Saturnali di dicembre, venissero
organizzate lotterie in cui si estraeva un numero tra quelli distribuiti ai
partecipanti su tavolette di legno). Una passione così diffusa e
"pericolosa", da far sì che nel 1728 Papa Benedetto XIII arrivasse a
minacciare la scomunica per chiunque vi avesse
partecipato!
Il 27 settembre 1863, quando ormai l'Italia era unita, il Lotto entrò
ufficialmente - con la Legge 27 settembre 1863, n. 1483 - a far parte delle
entrate previste nel bilancio statale. Da qui, il Lotto si diffuse in tutti gli
altri stati italiani (Piemonte, Stato Pontificio, Veneto, Regno delle Due Sicilie, ecc) anche se con caratteristiche diverse.
Successivamente alla legge n. 1483, sulla Gazzetta
Ufficiale del 16 novembre 1863, venne pubblicato un decreto per il riordino del
Gioco del Lotto "A cominciare dalla prima estrazione di gennaio 1864 il
giuoco del lotto [...] verrà riordinato nelle varie Provincie del Regno sulle basi stabilite dal presente
Decreto".
L'amministrazione del Lotto pubblico veniva così
ripartita, sotto la dipendenza del Ministero delle Finanze, nelle sei
"Direzioni" (oggi ruote ndr) di Bologna,
Firenze, Milano, Napoli, Palermo e Torino. Nello stesso decreto venivano individuati i banchi (oggi ricevitorie ndr) presso i quali i "Ricevitori" nominati dal
Ministero potevano prendere le giocate degli avventori; una percentuale degli
incassi veniva poi destinata, dalle casse dei banchi, a quelle dello stato. Per
quanto riguarda le giocate vincenti, il decreto
stabiliva come "sorti": l'ambo semplice, il terno e la quaterna.
Gli italiani speranzosi di azzeccare almeno un ambo
semplice, davano i numeri al ricevitore che li trascriveva su un biglietto per
il giocatore e su una matrice che restava in suo possesso. I più fortunati
potevano riscuotere la vincita presso i banchi dove avevano comprato il
biglietto, tranne il caso in cui la somma oltrepassasse le mille lire. A questo
punto bisognava recarsi personalmente presso la Direzione stessa.
Ma il Lotto per gli italiani non è solo leggi e
regole, è anche e soprattutto speranza, sogno e un'inguaribile dose di
scaramanzia. Ai più attenti conoscitori della smorfia napoletana, basata
sull'interpretazione e sul significato dei numeri, non sfuggiranno certo le due
date principali di questo decreto. Se il 15 novembre (giorno di
approvazione del decreto), corrisponde a "o Guaglione" (Il
ragazzo), vi lasciamo la curiosità di scoprire cosa rappresenti il 16, giorno
in cui la Gazzetta pubblicò il decreto in questione.