E' MORTO BRUNO MELE: SCRITTORE DELL'ITALIA CONTADINA

 

Gazzetta di Caserta, 03 giugno 2011

 

 

E' morto all’ospedale civile di Caserta, dove era ricoverato da qualche giorno a causa di un malore dovuto al peggioramento delle sue condizioni di salute, già precarie. Bruno Mele, autore di diverse raccolte di novelle, nelle sue opere ha descritto l'Italia contadina dal periodo fascista fino agli anni del miracolo economico italiano.

 

Un’Italia dove le necessità della vita facevano affiorare asprezze e smarrimenti che turbavano la semplicità degli animi. Un mondo di valori che si alimentava di speranze sull'eco dei frequenti rintocchi. Le vicende narrate dal Mese, alcune di per sé comiche, come la raccolta “Stupidaggini memorabili” non avevano come scopo la derisione, ma quello di evidenziare come pur gli esseri semplici aspirassero a superare le angustie culturali dell’epoca.

 

Ma a rendere interessante il suo pensiero è la descrizione precisa di quel complesso di elementi caratterizzanti della civiltà contadina di un'epoca senza prospettive certe e con scarse potenzialità di progresso dove erano predominanti i valori della tradizione, e tuttavia qualche breccia si apriva in quel muro compatto proprio a causa della guerra. Per volontà del defunto la salma è stata tumulata nel cimitero di Calvi Risorta, suo paese natale, senza alcun rito funebre.

 

Mele, assistente universitario, docente di lettere ha insegnato in tutti gli ordini di scuola. Si spegne all'età di 76 anni.

 

La disperazione del Santo Patrono

Fra tanti lavori che portano la sua firma, singolare e pieno di significati quello dal titolo “La disperazione del Santo Patrono”. Un lavoro in cui Mele immagina un dialogo con il santo patrono vescovo e martire venuto dall'Oriente, San Nicandro. Un racconto in cui l'autore descrive il dialogo fra un ateo e il santo. Memorabili alcuni passaggi:

Ateo: Allora non sei d'accordo con le solennità che ti riservano?

Santo Patrono: No davvero! Ma nemmeno posso usufruire della potenza della spada dell’Angelo con cui vengo festeggiato per fare chiarezza definitiva in questioni del genere. Dobbiamo tollerare anche le più rozze manifestazioni di fede, come le bestemmie, che sono una dimostrazione becera del credo nella nostra potenza, quando non interveniamo secondo gli umori di chi ci invoca.

 

Stupidaggini memorabili

Stupidaggini memorabili. La voce di stagioni assolate, è un altro capolavoro del professore Bruno Mele. E' un mondo misero dalle speranze incerte quello che affiora dai racconti di Bruno Mele, disposti grosso modo per grandi epoche: quella fascista, quella della Seconda Guerra Mondiale e quella del Dopoguerra. C‘è la poesia dell'esistenza in quei quadri umani, anche dove le necessità della vita fanno affiorare asprezze e smarrimenti che turbano la semplicità degli animi. Un mondo di valori che si alimenta di speranze sull’eco dei frequenti rintocchi. Le vicende di per sé comiche non hanno come scopo la derisione, ma quello di evidenziare come pur gli esseri semplici aspirino al superare le angustie culturali che ne circoscrivono i voli, e poi le vicende accompagnate dal Fragore delle armi, che rivelano ulteriormente un quadro di miserie che si tollerano solo per lo scoppio di risate a cui danno luogo. Ma a rendere interessante il libro è quel complesso di elementi caratterizzanti della civiltà contadina di un‘epoca senza prospettive certe e con scarse potenzialità di progresso. Erano predominanti i valori della tradizione, e tuttavia qualche breccia si apriva in quel muro compatto proprio a causa della guerra.