Caserta24ore, 02 giugno 2011
Paolo Mesolella
Questa mattina, a Calvi Risorta (Ce), in occasione di una
conferenza su “La chiesa e i mass–media” tenuta da P. Ciro Benedettini,
Vicedirettore della sala stampa del Vaticano, abbiamo
avuto modo di conoscere quale il parere della chiesa sull’informazione.
Non si può negare del resto che il suo sia
un parere importante tenuto da un relatore veramente d’eccezione. Nel 1994 è
stato scelto dallo stesso Joaquin Navarro Walls, direttore della sala stampa vaticana del compianto
papa Woitila, come suo stretto collaboratore con
l’incarico di vice Direttore, un ruolo che ricopre tuttora. La sua, del resto è
stata una carriera brillante: ha studiato giornalismo presso l’Università di
Roma e nel 1993 ha conseguito un master in Scienza delle Comunicazioni a New
York con una tesi sulla CNN. Ha lavorato poi presso Famiglia
Cristiana, Novaradio, l’Eco di S. Gabriele ed in
Vaticano come coordinatore dei comunicati stampa durante tutti i sinodi
dei vescovi dal 1980. Questo per accennare in sommi capi i
punti salienti di una rigogliosa carriera.
“L’informazione - ha detto - in sé è una cosa positiva, ma oggi viene esasperata e ridotta a merce di
scambio. La nostra è chiamata l’era dell’informazione, la cui prima
caratteristica è quella che deve essere URLATA. Oggi per farmi sentire devo
gridare, pertanto oggi l’informazione è drogata, una parole
forti per sovrastare la voce degli altri. Di 200 mila-400 mila
comunicati che circolano ogni giorno, sui giornali escono solo quelli che abbiano un carattere STRAORDINARIO. Ma
soprattutto che corrispondano alla caratteristica delle 3 S: facciano
riferimento ai SOLDI, al SANGUE, al SESSO.
Le notizie scelte quindi, per la stampa e la televisione, debbono far riferimento a queste tre esse, per avere quel
tanto di “scandaloso”. Questo è necessario per catturare l’auditel.
Un’altra caratteristica dell’informazione è quella di essere una MERCE, un
prodotto in vendita che ha dei costi e che viene
pagata dalla pubblicità. Altra caratteristica ancora è quella della VELOCITA’. Bisogna arrivare primi e quindi non si ha
il tempo per controllare l’informazione. Un modo questo di degradare la notizia
dal momento che poi, un’eventuale smentita, non sempre raggiunge tutti i
precedenti fruitori. Altra caratteristica ancora e
l’INTERNETTIVITA’, caratteristica dovuta soprattutto all’espandersi dei social
network che oggi diffondono le notizie dei conflitti sociali
prima e spesso, in maniera più attendibile dei giornalisti.
Ma l’informazione in sé è positiva.
La Chiesa esiste per comunicare la vita di Cristo a tutta l’umanità. Pertanto
la comunicazione è l’essenza stessa della chiesa ed il papa lo ha riconosciuto
al punto da dedicarvi un’apposita giornata (domenica
prossima). La chiesa è agente della notizia ed anche oggetto dell’informazione
al punto che i mass media sono più esigenti verso di essa,
verso i preti e verso i cristiani. Difficilmente i giornalisti parlano del bene
che la chiesa o i buoni fanno: non fa auditel e
nessuno lo ascolta con avidità come le storie scabrose di “Chi l’ha visto?”. Un altro problema ancora è la PIGRIZIA dei
giornalisti. Un discorso del Papa in 7 cartelle bisogna leggerlo in mezz’ora,
ma non c’è tempo e si fa riferimento ad una sola frase estrapolata “a vista
d’occhio”.
Poi, ma non per ultimo, c’è il gusto della POLEMICA che
oggi contamina l’informazione. La polemica fa notizia e costringe la gente a
stare davanti al televisore. Donne, uomini, anziani, perfino bambine.