Calvirisortanews, 28 maggio 2011
È di Calvi Risorta e si chiama Peppe Nacca,
il chitarrista numero uno che accompagna il concerto evento dedicato alla
Beatificazione del Papa Giovanni Paolo II che si è
tenuto lo scorso 18 Maggio alle ore 21:00 presso l'Auditorium della
Conciliazione. Concerto che vi diamo la possibilità di vedere sul nostro sito cliccando sul video.
È stato un concerto evento spettacolare quello che ha salutato i tre giorni che
la Città di Roma ha dedicato alla Beatificazione di colui che
fu il suo Vescovo. “Giovanni Paolo II e Roma. Memoria e gratitudine” circa due
ore di testimonianze, immagini e musica, attraverso cui i fedeli hanno
ripercorso le tappe più importanti del pontificato di Papa Wojtyla
nella Capitale.
Con Amedeo Minghi, PFM, Matia Bazar, Irene Fornaciari, I
Nomadi, Francesco Renga, Mariella Nava,
Roby Facchinetti, Tosca,
Noemi, Romolo Tisano
e Silvia Lorenzi, Orit
Gabriel Stern, Hakeem Abu Jaleela, Anna Tifu, Elisa Latini e Michela Foti,
Mimmo Politanò. Gli artisti sono stati diretti dal Maestro Bruno Santori e accompagnati
dal Coro Giuseppe Verdi e dall'Orchestra Nova Amadeus
di Roma.
La serata è stata presentata da Elisa Isoardi di Rai
Uno. Filo conduttore, la musica. Ha aperto la serata un inedito Magnificat a
due voci con Elisa Latini e Micaela Foti come
soliste. Sul palco, poi, i veterani del pop italiano: Amedeo Minghi canta “Un uomo venuto da lontano”, la canzone a suo
tempo composta per il XXV anniversario del pontificato
di Karol Wojtyla, e
“Gerusalemme” – quest’ultima con l’israeliana Orit Gabriel Stern e il
palestinese Hakeem Abu Jaleela –
Si avvicendano quindi Tosca con “Mater Jubilaei,” i Matia
Bazar con “Vacanze romane”, Ivana Spagna con “Il cerchio della vita”, la PFM
con “E’ festa”, Roby Facchinetti
con “Grande madre”, Irene Fornaciari & I Nomadi
con “Il Mondo piange”, I Nomadi con “Trovare Dio”, Francesco Renga con “Angelo”, Mariella Nava
con “La strada”, Noemi con “Vuoto a perdere”, Mimmo Politanò
con “La nostra terra” (musicata sulle parole di Giovanni Paolo II).
Spazio anche alla classica: si dipanano in sala le linee melodiche di un’Ave
Maria cantata a due voci (il tenore Romolo Tisano e
il soprano Silvia Lorenzi) sull’Intermezzo della Cavalleria
Rusticana di Mascagni; e quelle di alcuni
brani di Jules Massenet,
eseguite al violino (uno strumento del 1739) da Anna Tifu.
Accompagna i solisti l’orchestra Nova Amadeus di Roma
(43 elementi), diretta da Bruno Santori, con il coro
Giuseppe Verdi – formazione pure romana –
Tra un brano e l’altro, il racconto della storia, e del rapporto d’amore, che
vide protagonisti papa Wojtyla
e Roma. Lo compongono le voci di chi quella stagione ha vissuto, incontrando
direttamente e affiancando il pontefice nei ventisei anni del suo magistero:
salgono dunque sul palco il cardinal Camillo Ruini;
monsignor Slawomir Oder,
postulatore per la causa di beatificazione; Don Massimo Camisasca,
superiore della Fraternità Sacerdotale di San Carlo Borromeo;
Arturo Mari, fotografo personale per 27 anni di papa Wojtyla;
monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas Diocesana di Roma; padre Lucio Maria Zappatore,
parroco carmelitano e poeta romanesco, autore di versi su papa Wojtyla e ispiratore della celebre frase che il pontefice
rivolse ai preti romani il 26 febbraio 2004: “Damose
da fa’, volemose bene, semo
romani”.
Emerge così lo speciale affetto che il beato Karol
nutriva per la Città Eterna, cui impartiva la benedizione ogni sera dalle
finestre del suo appartamento, anche quando era gravemente malato. E tornano i
momenti indimenticabili: le visite alle oltre trecento parrocchie, gli incontri
con i giovani, la via Crucis al Colosseo,
l’adorazione dell’Immacolata a piazza di Spagna, la Messa celebrata a San
Paolo, il Giubileo a Tor Vergata.
E – testimonianza tra le più attese – il ricordo della visita
di papa Wojtyla alla Sinagoga il 13 aprile 1986: ne
restituisce la memoria il rabbino di Roma Riccardo Di Segni, che narra
l’incontro tra il suo predecessore Elio Toaff e il
primo pontefice romano in visita al Tempio israelitico, il giorno in cui Wojtyla si rivolse ai membri della comunità ebraica
chiamandoli “fratelli maggiori”.
La musica, dunque, le parole e anche le immagini: foto e filmati d’epoca,
proiettati su megaschermi in contemporanea con gli altri elementi del racconto.
Una multimedialità che pure costituisce, in fondo, un
omaggio al papa che comprese appieno le potenzialità dei
media; e che l’universo mediatico attraversò
con la sua forte personalità, a beneficio del messaggio cristiano e della sua
capacità d’incidere sulle coscienze, degli umili come dei potenti.