Discariche e bonifiche: il gioco delle tre carte

 

Terra news, 28 maggio 2011

 

Anna Fava

 

PROCESSO IMPREGILO. Ai pm l’ex commissario de Biasio dice di aver rilasciato autorizzazioni per rifiuti non a norma da stoccare. Ma nel 2004 il progetto fu presentato come «recupero morfologico».

 

Il punto d’incontro tra emergenze passate e presenti è a Napoli, nell’aula bunker di Poggioreale dove si celebra il processo Romiti-Impregilo, in cui i vertici della multinazionale e dell’ex Commissariato per l’emergenza rifiuti devono rispondere di truffa ai danni dello Stato, frode in pubbliche forniture, falso e abuso d’ufficio. Secondo il contratto stipulato tra il Commissariato e l’Ati capitanata da Impregilo, gli impianti di trattamento per rifiuti indifferenziati costruiti dalla società dovevano produrre materiali a norma: combustibile derivato da rifiuti (Cdr) per l’incenerimento e frazione organica stabilizzata (Fos) da mettere a discarica o da utilizzarsi per recuperi ambientali.

 

Nel 2004 la magistratura sequestra gli stabilimenti e scopre che il Cdr è un ammasso di rifiuti imballato in forma cubica, e la Fos produce enormi quantità di percolato. Ma il Commissariato di governo continua a rilasciare autorizzazioni come se niente fosse.

 

A rispondere di questa condotta davanti ai magistrati è stato chiamato l’architetto Claudio de Biasio, uno dei due Rup - Responsabile unico di progetto - presso la struttura commissariale dell’ex prefetto Corrado Catenacci. Imputato in svariati filoni di indagine e arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Marea Nera”, di lui hanno scritto i magistrati: «Negli anni ha dimostrato una personalità criminale allarmante».

 

Tra i procedimenti seguiti da de Biasio ci fu l’autorizzazione a sversare Fos non a norma nella discarica di Basso dell’Olmo, a Campagna (Salerno). «Nelle ordinanze» ha contestato il pm Giuseppe Noviello «lei autorizzava lo smaltimento in quella discarica della Fos, dichiarandola conforme alle previsioni contrattuali. Com’è possibile se le analisi e i sequestri della magistratura dimostravano il contrario?». «Nelle mie autorizzazioni» ha scaltramente ribattuto de Biasio «non ho affermato che la Fos fosse a norma in modo assoluto, ma solo relativamente allo smaltimento a discarica.

 

Noi non abbiamo mai parlato di recuperi ambientali, per cui il discorso sarebbe stato diverso». Ma rileggendo la consulenza che il geologo Franco Ortolani rilasciò nel 2004, sembra di trovarsi di fronte al gioco delle tre carte.

 

Analizzando l’autorizzazione per la discarica Ortolani osservava: «Presenta requisiti di idoneità non come sito di smaltimento finale ma per la realizzazione di interventi di ricomposizione morfologica della cava attraverso l’utilizzo di FOS e Sovvalli. In altre parole, lo smaltimento finale di FOS e Sovvalli, vale a dire il trasporto a rifiuto definitivo, viene definito ricomposizione morfologica».

 

Che questa altro non fosse che una discarica travestita lo capirono bene i cittadini di Campagna, i quali si opposero occupando l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Oggi la discarica è lì, a 500 metri dal fiume Sele ricoperta da un telo verde. Nelle giornate di vento l’odore acre del percolato arriva dall’altra parte della valle.