Pizza Figliata: dalle tradizioni al Presidio Slow Food di Capua
Casertanews, 29
Marzo 2011
Venerdì 1° aprile 2011 alle
ore 19 presso il Palazzo Lanza di Capua, si terrà un
dibattito organizzato dalla Condotta Slow Food di Caserta dal titolo Pizza
Figliata: dalla tradizioni e dalla paternità contesa
al Presidio Slow Food.
Intervengono: Francesco Marconi, fiduciario della condotta Slow Food Caserta;
Vincenzo Cenname, sindaco ambientalista di
Camigliano. Coordina Monica Piscitelli,
giornalista eno-gastronomica Francesco Marconi, neo fiduciario racconterà i nuovi progetti,
i prossimi appuntamenti e la sfida di riuscire a creare un nuovo Presidio Slow Food:
la “Pizza figliata“.
La paternità di quest'antico dolce è da sempre contesa da vari comuni della
provincia di Caserta (Camigliano, Pastorano, Bellona, Pignataro Maggiore) e proprio per questo, durante
il dibattito, l'occasione sarà propizia per assaggiare diverse pizze figliate
provenienti dai vari comuni. La “pizza figliata“, detta anche “serpentone“ è un
dolce di remota origine e di diffusione molto limitata: originario forse della
zona di Camigliano, tra Capua e Pignataro Maggiore, è diffuso, con piccole
variazioni, anche in alcuni comuni limitrofi, come Calvi Risorta e Teano.
Di forma cilindrica ripiegata
a ciambella, a volte leggermente spiralata, ha un
colore biondo ambrato ed è fatto di una pasta sottile, farcita di miele, noci
pestate, zucchero, aromi naturali. Simile ad analoghi dolci di tradizione
ebraica diffusi nella Toscana meridionale, viene
confezionato durante le festività natalizie (la forma circolare rappresenta la
continuità del ciclo annuale), e conservato almeno fino al due febbraio:
infatti, grazie alla presenza del miele, il suo gusto rimane inalterato per
diversi mesi.
La sua preparazione
costituisce un autentico rituale, tramandato da poche famiglie: la farina viene impastata con le uova, l'olio d'oliva, lo zucchero ed
il vino bianco; la pasta viene lavorata a mano e, successivamente, lasciata
riposare per circa mezz'ora. In seguito la si stende
su di un ripiano di legno aiutandosi con un matterello per ottenere una sfoglia
di forma ellissoidale sulla quale vengono distribuite le noci, precedentemente
pestate nel pestello; vengono quindi aggiunti lo zucchero, le scorzette di limone e di mandarino, il miele. La sfoglia viene arrotolata su sé stessa in senso longitudinale fino a
formare un rotolo cilindrico, a sua volta ripiegato a ciambella.
Dopo la cottura, che avviene
in una teglia unta di olio d'oliva, si fa raffreddare
e si cosparge prima con miele e poi con zucchero. In passato la cottura era
fritta in abbondante olio d'oliva: negli ultimi tempi sono intervenute anche
altre varianti nella ricetta base, che prevedono aggiunta di cacao e di uvetta nel ripieno; tuttavia, la versione più apprezzata
rimane quella tradizionale.