Demetra, 21 marzo 2011
Luciana Antinolfi
Le scuole primaria del plesso "N.
Izzo"
di Petrulo e del plesso "Don
Milani"
di Visciano hanno celebrato la "Giornata
della Legalità 2011"
In occasione della XVI giornata nazionale delle vittime di
tutte le mafie, che coincide con il giorno d’inizio
della primavera, anche il mondo della scuola celebra la Giornata della
Legalità 2011. Alle ore 9.00, di oggi 21 marzo, le
classi quarte e quinte della scuola primaria del plesso “N. Izzo” di Petrulo e
del plesso ”Don Milani” di Visciano hanno assistito e partecipato ad una
conferenza sul bullismo, intervenendo con apposite
domande sul problema esistente in molte scuole.
Il bullismo è un fenomeno che
secondo recenti sondaggi colpisce più ragazzi di quanto si possa pensare.
Riguarda bambini ed adolescenti appartenenti a fasce di età
ben specifiche comprese tra i 7 – 8 anni e i 14 – 16 anni.
La parola bullismo deriva dal termine inglese “bullying”, usato comunemente nella “letteratura
internazionale per indicare il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo”. Il bullismo si identifica in un comportamento aggressivo del tutto
intenzionale da parte di una persona verso l’altra, generalmente un coetaneo,
che non può facilmente difendersi da azioni che mirano deliberatamente a
fargli del male. A secondo delle modalità in cui si
manifestano gli episodi si individuano: il bullismo
diretto caratterizzato da comportamenti aggressivi e prepotenti facilmente
visibili e bullismo indiretto quando la
prevaricazione influenza il piano psicologico.
Le prepotenze di tipo verbale sono più diffuse di quelle
di tipo fisico. I soggetti del bullismo sono
principalmente il bullo e la vittima, anche se giocano un ruolo fondamentale
gli spettatori, coloro che assistono silenziosamente agli episodi e non fanno
nulla per impedirli o denunciarli. Non si tratta di razzismo, ma di chiusura
verso la diversità e di strumentalizzazione della
fragilità altrui.
Gli episodi di bullismo si
manifestano con una maggiore frequenza nelle scuole, infatti
una recente inchiesta ha evidenziato che il 27% degli episodi avvengono in
aula, il 14% nei corridoi il 16% nel cortile. Addirittura un bambino su due
dichiara di subire prepotenze durante la permanenza nella scuola primaria,
mentre nelle scuole medie vi è un ragazzo vittimizzato ogni
tre. E’ inammissibile che tali episodi di violenza avvengano all’interno
della scuola, essa rappresenta l’agenzia educativa per eccellenza, luogo
tradizionalmente deputato all’educazione, alla crescita culturale ed umana.
Ma a volte la scuola risponde con
l’indifferenza perché è impossibilitata a fronteggiare la situazione.
Vista la crescita rilevante del fenomeno, gli esperti in problematiche dell’infanzia
e dell’adolescenza se ne stanno occupando per cercare di intervenire con
strategie adatte per prevenire e contrastare tali episodi. Sarebbe opportuno
prevedere un programma di prevenzione che miri non solo a promuovere le
capacità relazionali degli allievi, ma anche garantire un intervento
continuato, strutturato e qualificato. In che modo?
Fornire maggiore informazione sul fenomeno,
integrare i diversi ruoli professionali aumentando la vigilanza sugli alunni
con personale docente e non docente, coinvolgere i genitori come parte attiva
in un progetto educativo più ampio.