RISORSE
ARCHEOLOGICHE ABBANDONATE NELLE MANI DELLA MALAVITA
Gazzetta di Caserta, 20 marzo 2011
I tesori archeologici caleni sono in mano alla malavita. La
Soprintendenza non ha fondi e non scava, non si occupa come dovrebbe delle
antichità della zona.
Ci pensano i tombaroli che portano
via tutto. Per poter meglio agire, alcuni mesi fa, venne anche smontata e
rubata parte della recinzione in alluminio che proteggeva il sito archeologico
dell'antica Cales.
Si trattò dell'ennesimo furto in uno dei siti archeologici
più importanti dell'intera Campania. Una lunga lista di episodi
che pone in evidenza l’assenza di efficaci controlli a salvaguardia dei beni
archeologici. Assenza di controlli che permette ai ladri di
agire con tranquillità.
Così, nel 1997, vennero trafugate
alcune colonne che facevano parte di una grande struttura templare, o probabilmente
un grande santuario, sul fianco orientale del sistema dei fossati difensivi
che, ancora oggi, cingono la struttura urbana.
Due anni prima, nella primavera del 1995, era stata
interamente saccheggiata una piccola necropoli, tardo antica,
contigua alle strutture che - secondo l'archeologo Werner
Johannowsky - apparterrebbero ad un complesso
abitativo greco. Un quartiere interamente abitato da
sacerdoti addetti ai riti sacri che si tenevano nei pressi dei due pozzi sacri
rinvenuti a pochi metri dal ponte dell'autostrada A1.
La zona sacra di probabile pertinenza ellenistica, venne saccheggiata nel 2001: i pozzi usati per la phialomanteia furono chiusi con due grandi massi, dopo
l'esplorazione clandestina delle cavità scavate fino a dodici metri. Un lavoro durato molti giorni senza che nessuno riuscisse ad
intervenire. Sul finire del 2007, invece, ignoti avviarono uno scavo
clandestino all’interno del teatro.