Silvermele.it, 14 marzo 2011
Cari amici, torno a scrivere di Calvi
Risorta dopo un po’ di tempo perché vicende familiari e professionali
molto liete mi hanno completamente assorbito, allietando il focolare domestico
le prime, portandomi spesso lontano dal nostro paesello le seconde.
Dallo scorso 3 gennaio infatti,
il gruppo editoriale di Sportitalia ha voluto onorare
probabilmente il mio impegno assegnandomi la direzione editoriale di
www.Tuttonapoli.tv, una delle cinque web tv del gruppo milanese (le altre
riguardano il Milan, l’Inter
e la Juventus) che può vantare circa 70mila contatti
quotidiani.
Inutile dire che le responsabilità si sono moltiplicate,
intrecciandosi con la corrispondenza giornaliera con Sportitalia24, la
redazione di Lunasport, le pagine web del Corriere
dello Sport e della Gazzetta, le trasferte nazionali e per fortuna anche estere
al seguito di un Napoli eccezionale finora.
Strano che qualcuno si chieda che
fine abbia fatto: talvolta mi piacerebbe staccare un po’ la spina anche per
rendere meno invadente la presenza mediatica. Ma Dio
ha voluto, e per questo non smetterò mai di ringraziarlo, evitarmi l’eredità di
qualche farmacia da gestire o la pigra comodità, seppur redditizia, che deriva
dalle proprietà da dare in fitto nel paesello che diviene miniera d’oro. Ho
scelto la professione del giornalista, quella che mi porta in giro dal mattino
alla sera, che consente alla mia voce di avere un peso ed una credibilità che va ben oltre le frontiere comunali. Di riscoprire addirittura dopo anni il mio nome in wikipedia, l’enciclopedia multimediale. Di non
tradire mai gli ideali, quelli che fanno la differenza tra l’uomo, la bestia e
la parvenza di uomo asservito per piaggeria,
interessi, incapacità di fondo. Di rispondere orgoglioso
Calvi Risorta a quanti perfino in Svezia o a Bucarest tra i tifosi del
Napoli mi hanno chiesto di dove fossi.
Guarda caso, vi scrivo dalla tribuna del Tardini, ad un’ora circa dall’inizio di Parma-Napoli
per il desiderio di rispondere a quanti, ancora imbestialiti per un fallimento
(il loro) decretato dal popolo, provano a riabilitarsi gettando discredito
sugli altri. Una condotta, ne sono certo, che ancora una
volta non pagherà. Ma andiamo con ordine.
L’impegno assunto con chi ha sostenuto l’attuale
amministrazione comunale nell’ultima tornata elettorale
rimane un patto di sangue che intendo rispettare dal momento che non esiterei
un secondo a fare un passo indietro qualora il percorso si dimostrasse fallace.
Sebbene il tempo da dedicare alle vicende amministrative sia limitato dagli
impegni professionali, rispondo e risponderò in futuro ai caleni in merito alle
vicende dell’area archeologica: sono stato accusato di aver fatto “perdere” a Calvi Risorta l’ufficio di Sovrintendenza, di aver
tralasciato l’impegno assunto con gli elettori al fine di rivalutare un’area
dimenticata da sempre, di aver infine fatto il gioco dei “predatori della
memoria” alimentandone gli abusi.
Disinformazione tesa al dileggio ma con scarsissimi
effetti.
Innanzitutto non mi meraviglia affatto che i “soloni della Calvi perduta” non
sappiano neppure dell’insediamento del Dott. Enrico
Angelo Stanco, già Direttore dell’ufficio dei Beni Archeologici di Alife, chiamato a rimpiazzare, e senza grosso rammarico, la
Dott.ssa Colonna Passaro.
Va precisato che al momento del nostro insediamento i rapporti del Comune di Calvi Risorta con la Sovrintendenza ai Beni Archeologici
delle province di Caserta, Benevento, Salerno e Avellino erano pressoché nulli:
aleggiava anche in quegli uffici il sospetto per la maniera in cui erano stati
gestiti i fondi (circa 800mila euro) per due scavi (uno sbagliato e immediatamente
ricoperto alle spalle della Cattedrale) e uno steccato in legno e per una
pubblicazione, commissionata e mai pagata dall’ex amministrazione Zacchia,
presso la tipografia Mingione di Sparanise. Per chi
lo volesse acquistare, circa 500 copie del libro sono
ancora disponibili presso la struttura dello sfortunato e gabbato tipografo.
Proprio come il libro, giaceva dimenticato il
finanziamento da un milione e mezzo di euro per il
consolidamento, restauro e messa in sicurezza del Castello di Calvi. Grazie alla
disponibilità della Dott.ssa Nava,
oggi Direttore del Museo Campano di Capua, e alla nostra accortezza, il
finanziamento non è andato perduto. I lavori sono stati assegnati ad una ditta
che non è legata a nessun cartello malavitoso e nelle prossime settimane
incominceranno i lavori di restyling del Castello
Aragonese che potrebbe poi divenire Museo della
civiltà Calena. Sarà un primo, grandissimo passo nella riconquista del nostro
passato. Immagino che anche per questo si debba ringraziare i “soloni della Calvi perduta”…
Così come previsto la rassegna artistica “Notti al
Castello” era un progetto, regolarmente stilato e presentato in Regione
Campania, con richiesta di finanziamento: purtroppo i tempi da vacche magre non
ci sono ad horas stati
favorevoli. Proprio come avvenuto per il Premio Cales, manifestazione ritenuta di interesse nazionale e per la quale la Regione Campania ha
risposto esprimendo gradimento e complimenti ma anche l’impossibilità di
elargire sovvenzionamenti. Ed
è così che abbiamo addirittura dovuto autotassarci
per raggiungere la cifra di circa 2600 euro da destinare ad un evento che per
il secondo anno di fila ha avuto il passaggio mediatico
in RAI, ripulendo il nome del paese dalle scorie del precedente malaffare.
Ribadisco infine, che la nostra
Amministrazione procede in pieno, totale accordo con la Sovrintendenza. Ho
denunciato e continuerò a farlo (spesso rischiando in prima persona
l’incolumità con inchieste “scomode”) come la nostra sia terra franca per i tombaroli e mi piacerebbe molto che la parte antica (quella
del Teatro per intenderci) fosse ripulita: manca purtroppo la materia prima (i
soldi o finanziamenti dal Governo centrale) in una zona che rimane off limits
anche per l’Amministrazione Comunale. E’ paradossale ma spostare anche una
semplice pietra senza il consenso delle autorità di tutela equivarrebbe
a defraudarla proprio come continua a riuscire ai fuorilegge dell’archeologia.
Contiamo tuttavia sull’ufficio ridisegnato del Dott.
Stanco e sulla competenza della Sovrintendente Adele Campelli
per poter procedere in maniera sinergica e senza desistere.
In quanto alla Presidenza del Consiglio
Comunale, sorrido di gusto. Lavorando tutti i giorni davanti ad una telecamera
non avrei nessun problema a gestirne gli effetti, controllando l’impatto che è
tuttavia innegabile su chi ne soffre “l’invadenza”. Avendo riscontrato, per la
quasi totalità della maggioranza consiliare, l’avversione ad un’ipotesi di
ripresa televisiva integrale dei consigli comunali, ho ritenuto opportuno rigettare
le richieste avanzate dall’opposizione. E’ diventata questione di privacy.
Quindi mi sento accusare di condotta
spocchiosa nei confronti di Zacchia! Un consigliere di minoranza per il quale il regolamento del Consiglio Comunale è un
optional…irrispettoso di tutto e tutti se non del proprio, illimitato “io, solo
io e sempre io”.
E’ vero, non l’ho cacciato ma solo per intercessione del
vigile urbano di turno che era stato invitato a scortarlo fuori: “Presidente,
il Consigliere Zacchia ha detto che sta al suo posto e la smette!”. Avendolo
visto completamente giallo decisi di lasciar stare.
Non credo di esser spocchioso per chi, come l’ottimo
Consigliere di opposizione Antonello Bonacci, rispetta
perfettamente i tempi degli interventi, le norme del regolamento e soprattutto
(cosa incomprensibile per chi non lo ha mai fatto!) le persone che ha di
fronte.
E veniamo al compenso: il
sottoscritto percepisce la cifra netta mensile di 77 euro (chiedete pure
conferma al Dott. Gennaro Ventriglia),
immediatamente girata de manu ad un indigente di
Visciano che con ogni probabilità ha votato Zacchia nell’ultima tornata
elettorale. 77 euro, ripeto, per sopportare l’alterigia e la prosopopea di chi
neppure si è scusato una volta con Calvi Risorta per gli scempi compiuti nella
gestione di quattro anni e poco più: vi sembra tanto?
Chiudiamo con l’accusa di trasformismo politico. I “soloni della Calvi perduta” hanno
addirittura rispolverato un comizio di 7 anni fa circa nel quale avversavo
l’attuale sindaco Antonio Caparco: anacronistico. Semplicemente perché ho già
espiato abbondantemente quel peccato, ammettendo pubblicamente di aver
sbagliato: ciò che invece mai è stato fatto da loro sebbene nei quattro anni e
poco più di scellerata gestione Calvi Risorta abbia
raggiunto il punto più basso della propria storia. Allora mettiamola così: sono
un trasformista, proprio come quei 2000 caleni che vi hanno voltato le spalle
cassandovi in un sol colpo.
Possibile, mi chiedo e vi chiedo, che la psicanali possa arrivare perfino a cancellare il ricordo
dei misfatti compiuti?
State tranquilli, la memoria ve la rispolvero io perché le
immagini di quella Calvi devastata le ho immortalate
per riproporle affinché il ricordo di quello scempio possa restare sempre vivo
negli occhi e nella mente della gente.
Sono giorni di profonda riflessione dopo le vicende pignataresi che hanno colpito l’ex sindaco Magliocca. Giorni in cui diviene ancora
più forte il bisogno di trasparenza nella condotta del singolo e della
collettività. I “soloni della
Calvi perduta” rassicurano tutti sulla loro azione di controllo,
invitandoci alle dimissioni, ergendosi a garanti della legalità, la stessa che
probabilmente mettevano sotto i piedi un po’ di tempo fa:
Da L'Espresso del 23 gennaio 2009
Attualità
Premiata ditta camorra
di Peter Gomez e Claudio Pappaianni
A una società della famiglia del
boss Setola gli appalti di manutenzione degli uffici della Provincia di
Caserta. E persino della Questura
(23 gennaio 2009)
Lui sparava, uccideva, incassava tangenti. Ma mentre
polizia e carabinieri gli davano la caccia senza tregua e facevano finire in
manette a uno a uno i suoi uomini, gli operai di una
sua azienda entravano e uscivano dalle stanze dei bottoni di Caserta, dove
curavano la manutenzione degli impianti elettrici e idraulici degli stabili
della Provincia, di alcuni comuni e persino di quelli della Questura. Più che
una beffa a quello Stato che tanto si è speso per la cattura di Giuseppe Setola,
il leader del gruppo di fuoco dei casalesi, arrestato mercoledì 14 gennaio dai
segugi dell'Arma, la storia segreta della General
Impianti Sas, una delle società sequestrate dalla
magistratura all'ex superlatitante, è una fotografia precisa dei rapporti di
forza e degli oscuri legami che intercorrono tra le amministrazioni pubbliche e
la criminalità organizzata, nelle terre del casertano ribattezzate
la tortuga della camorra.
Così adesso sul banco degli imputati sale la burocrazia
della Prefettura e della Provincia: un ente oggi governato dal centrosinistra
dove il presidente, l'ex mastelliano Alessandro De Franciscis, ha sempre detto di no alle pressanti richieste
del leader del movimento antimafia, Lorenzo Diana, di
istituire in funzione anti-camorra la 'Stazione unica appaltante'
sul modello di quanto accade in altre aree del Paese controllate dalla
criminalità organizzata.
Il risultato è che nel 2004 la General
Impianti Sas, quando ancora alla testa della
Provincia c'è il centrodestra con il vecchio presidente Riccardo Ventre, si aggiudica i primi lavori. La società è formalmente in mano a
Pasquale Setola, fratello del sanguinario Giuseppe, che di lì a poco sarà anche
lui arrestato per estorsione. Nessuno però sembra rendersi conto di nulla. I
contratti vengono rinnovati fino al 2006 anche
dall'amministrazione De Franciscis e nelle casse dei
Setola entrano 400 mila euro di fondi pubblici. Solo in Prefettura pare
accendersi un campanello di allarme. Il nome della General Impianti compare infatti
come sospetto nei verbali sui controlli, eseguiti in previsione di un possibile
scioglimento per mafia, sugli atti amministrativi del piccolo comune di Calvi
Risorta. Ma la notizia, in mano al prefetto vicario Francesco
Provolo, evidentemente resta confinata in quell'ambito. Gli altri palazzi di Caserta appaiono
impassibili. L'unico cambiamento di rilievo lo registrano
gli archivi della Camera di commercio. Nel febbraio 2007, quando i controlli
delle forze dell'ordine sul clan dei casalesi si fanno più pressanti, i Setola intestano formalmente la società al figlio di un altro
imprenditore, Cipriano Pagano, prima vicino a Forza
Italia e poi supporter di De Franciscis, alle
amministrative e alle primarie per la segreteria regionale del Partito
democratico. Pasquale, il fratello del boss Setola, resta
però in azienda come direttore tecnico. Ma in
Provincia si continua a non sapere niente, anche se De Franciscis
ha scelto, al posto del vecchio direttore generale arrestato per tangenti, un
funzionario che delle cose dei casalesi se ne dovrebbe intendere. Era il capo
dell'ufficio tecnico, Alessandro Diana, sindaco democristiano di Casal di
Principe fino al '91, quando il Comune fu sciolto per camorra. Mercoledì 14
gennaio, dopo la cattura di Setola, il presidente De Franciscis
ha invitato tutti "a non abbassare la guardia". Visto che cosa accadeva nei suoi uffici, sarebbe forse il caso che la
guardia cominciasse ad alzarla lui.
Questo articolo de “L’Espresso” (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/premiata-ditta-camorra/2059450)
corroborava le inchieste locali dell’ottimo cronista Carlo Pascarella,
la tenacia di Taffuri e del pignatarese Minieri dando
vetrina nazionale ai fatti tristi di Calvi.
I casi recenti hanno dimostrato una volta di più che la
magistratura va per la propria strada, impiegando tempo magari, ma andando fino
in fondo: è quanto senz’altro si augurano, ne siamo certi, anche i “soloni della Calvi perduta”.
Loro che, dimentichi del passato,
provano a sindacare sul presente sperando di poter tornare a far danni nel
futuro.
Peccato siano schedati dalle immagini che ne riportano
al naso l’orrido olezzo di un periodo da barbari…
|