MAREA
NERA, IL RIESAME: DE BIASIO RESTA IN CARCERE
Gazzetta di Caserta, 18 febbraio 2011
Claudio De Biasio, resta in carcere. Respinta
dai giudici del riesame la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali del
professionista caleno. Una decisione che è stata accolta con sorpresa
dallo stesso De Biasio e ai suoi avvocati che erano fortemente
convinti, invece, di poter ottenere benefici e alleggerimento delle misure
restrittive.
Soprattutto alla luce delle dichiarazioni rese
dall'imputato durante l’interrogatorio di alcuni
giorni fa. L’architetto - difeso dagli avvocati Carlo De Stavola
e Mauro Valentino - parlò per diverse ore.
L’arresto del professionista caleno è il terzo in pochi
anni, tutti per lo stesso motivo. L’inchiesta pone in evidenza una grave
situazione che per molti anni ha avvelenato l'intera costa napoletana e casertana, uno dei luoghi più belli d'Italia trasformati in
una fogna a cielo aperto.
Proprio il coinvolgimento di De Biasio mette
in evidenza la gravità della gestione dell’intero sistema che veniva
affidato a persone senza alcuna competenza specifica o con competenza molto
limitata. Secondo l'accusa proprio De Biasio aveva il compito
di "forzare" i funzionari regionali affinchè
acconsentissero allo sversamento del percolato nei depuratori delle
città.
Prima di De Biasio era stato interrogata Marta Di Gennaro:
"Eravamo in una situazione di emergenza. Avevamo
due alternative: lasciare il percolato in discarica,
oppure conferire nei depuratori". "Ma nel
primo caso avremmo corso seriamente il rischio di inquinare le falde acquifere
e i campi". Così, nel corso di un interrogatorio durato oltre cinque ore,
il dirigente regionale Generoso Schiavone ha motivato la scelta, definita
"obiettivamente scellerata" dai giudici, di smaltire negli impianti
di depurazione il rifiuto liquido prodotto dagli sversatoi
della regione.
Il dirigente è in cella da venerdì nell'ambito dell’inchiesta
condotta dal Nucleo di polizia tributaria e dal Noe che vede agli arresti 14
persone, otto in carcere e sei, fra le quali il prefetto Corrado Catenacci e
l'ex vice commissario Marta Di Gennaro. L'indagine conta altri indagati, come l’ex
governatore Antonio Bassolino, nei confronti dei quali
la Procura non ha chiesto provvedimenti restrittivi.
Assistito dall’avvocato Giuseppe Caruso, Schiavone ha
risposto alle domande del collegio dell‘ufficio gip che ha emesso la misura cautelare. Secondo gli
inquirenti, gli impianti erano però inadeguati
e dunque il percolato sarebbe stato, di fatto, sversato in mare.
Schiavone ha però contestato questa ricostruzione. Era
stato messo a punto, ha affermato, "un sistema
alternativo di controllo" per monitorare le acque in uscita dai depuratori
verso il mare. In caso di superamento dei parametri, interveniva la struttura
commissariale, ha detto Schiavone. E le frasi
pronunciate al telefono quando parlava di "merda
scaricata a mare"? Parole equi- vocate, secondo gli indagati. Sarà il prosieguo
del procedimento penale a chiarire l'intera vicenda che coinvolge De
Biasio.