RIFIUTI E VELENI: INTERROGATO IL PROFESSIONISTA DE BIASIO

 

Gazzetta di Caserta, 02 febbraio 2011

 

Claudio De Biasio, ieri davanti al giudice. L’interrogatorio dell'architetto - difeso dagli avvocati Carlo De Stavola e Mauro Valentino - è durato diverse ore. L’arresto del professionista caleno è il terzo in pochi anni, tutti per lo stesso motivo.

 

L’inchiesta pone in evidenza una grave situazione che per molti anni ha avvelenato l’intera costa napoletana e casertana, uno dei luoghi più belli d'Italia trasformati in una fogna a cielo aperto.

 

Proprio il coinvolgimento di De Biasio mette in evidenza la gravità della gestione dell'intero sistema che veniva affidato a persone senza alcuna competenza specifica o con competenza molto limitata.  Secondo l’accusa proprio De Biasio aveva il compito di "forzare" i funzionari regionali affinchè acconsentissero allo sversamento del percolato nei depuratori delle città.

 

Prima di De Biasio, era stata interrogata Marta Di Gennaro: "Eravamo in una situazione di emergenza. Avevamo due alternative: lasciare il percolato in discarica, oppure conferire nei depuratori". "Ma nel primo caso avremmo corso seriamente il rischio di inquinare le falde acquifere e i campi". Così, nel corso di un interrogatorio durato oltre cinque ore, il dirigente regionale Generoso Schiavone ha motivato la scelta, definita "obiettivamente scellerata" dai giudici, di smaltire negli impianti di depurazione il rifiuto  liquido prodotto dagli sversatoi della regione. Il dirigente è in cella da venerdì nell’ambito dell'inchiesta condotta dal Nucleo di polizia tributaria e dal Noe che vede agli arresti 14 persone, otto in carcere e sei, fra le quali il prefetto Corrado Catenacci e l‘ex vice commissario Marta Di Gennaro, agli arresti domiciliari.

 

L‘indagine conta altri indagati, come l‘ex governatore Antonio Bassolino, nei confronti dei quali la Procura non ha chiesto provvedimenti restrittivi. Assistito dall'avvocato Giuseppe Caruso, Schiavone ha risposto alle domande del collegio dell'ufficio gip che ha emesso la misura cautelare (presidente Bruno D‘Urso, a latere Francesco Chiaromonte e Luigi Giordano) e dei pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Pasquale Ucci, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara.

 

Secondo gli inquirenti, gli impianti erano però inadeguati e dunque il percolato sarebbe stato, di fatto, sversato in mare. Schiavone ha però contestato questa ricostruzione. Era stato messo a punto, ha affermato, "un sistema alternativo di controllo" per monitorare le acque in uscita dai depuratori verso il mare. In caso di superamento dei parametri, interveniva la struttura commissariale, ha detto Schiavone. E le frasi pronunciate al telefono quando parlava di "merda scaricata a mare"? Parole equivocate, ha replicato l'indagato.