ARCHIVIATA LA QUERELA DI NICOLA PAPA CONTRO IL GIORNALISTA ENZO PALMESANO: IL BOSS CONDANNATO AL PAGAMENTO DELLE SPESE PROCESSUALI

 

Pignataro Maggiore, 30 gennaio 2011

 

Comitato anticamorra


La settima sezione penale della Corte di Cassazione, a seguito di Camera di Consiglio, ha definitivamente archiviato la querela per diffamazione a mezzo stampa a suo tempo presentata dal boss Nicola Papa – reggente dell'omonima cosca di Sparanise (CE), guidata da Giuseppe Papa, attualmente detenuto, organica al “clan dei casalesi” - nei confronti del giornalista Enzo Palmesano per articoli pubblicati sul quotidiano locale “Giornale di Caserta” in occasione delle elezioni comunali di Calvi Risorta, nel giugno 2004.

 

Quella tremenda tornata elettorale fu caratterizzata da minacce, danneggiamenti e attentati con bombe carta contro esponenti della lista dell'Amministrazione comunale uscente del sindaco Antonio Caparco (che fu sconfitta), distintasi tra l'altro per il “no” alla centrale termoelettrica di Sparanise della Calenia Energia Spa (azionisti Egl ed Hera), sponsorizzata dalla famiglia dell'ex sottosegretario Nicola Cosentino, quest’ultimo poi balzato all’attenzione delle cronache per la richiesta di arresto (respinta alla Camera dei deputati) con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica (indagini dei Pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci della Direzione distrettuale antimafia di Napoli).


La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Nicola Papa avverso l'archiviazione disposta dal Gip del Tribunale di Salerno, su conforme richiesta del pubblico ministero, nonostante l'opposizione allora presentato dal querelante, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di mille Euro in favore della Cassa delle ammende.


Enzo Palmesano fu l'unico giornalista, nel corso delle amministrative di Calvi Risorta del 2004, nell’immediatezza dei fatti, a occuparsi delle minacce di Nicola Papa (il cui più recente arresto è avvenuto per un tentativo di estorsione) che condizionarono pesantemente l'esito elettorale; gli altri giornalisti preferirono non disturbare il manovratore.



Con preghiera di pubblicazione

Comitato anticamorra

Pignataro Maggiore (CE)


IL BOSS VINCENZO LUBRANO FECE CACCIARE PALMESANO DAL “CORRIERE DI CASERTA” E AL QUOTIDIANO LOCALE COMINCIO' A COLLABORARE IL SINDACO GIORGIO MAGLIOCCA. CLAMOROSA RIVELAZIONE IN UN VERBALE DELLA MAGISTRATURA. A PIGNATARO MAGGIORE NOI GIORNALISTI SIAMO TUTTI IN PERICOLO

Chi ha beneficiato della cacciata del giornalista Enzo Palmesano dal “Corriere di Caserta”? Sicuramente il potente clan mafioso di Pignataro Maggiore all'epoca capeggiato dal boss “don” Vincenzo Lubrano (morto nel 2007), come è stato accertato dal valoroso pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, dott. Giovanni Conzo nell'“Operazione caleno” del 23 febbraio 2009. Ma adesso spuntano dei documenti che, in aggiunta, scrivono un altro capitolo dell'intera storia e chiamano in causa – oltre alla camorra, finita alla sbarra – il sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca (Pdl, ex An), ora componente dello staff del sindaco di Roma, Gianni Alemanno.


Ecco tutta la vicenda che il quotidiano online www.pignataronuova.it è in grado di ricostruire in esclusiva. Come è noto, nell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli denominata “Operazione caleno” è emerso che il boss Vincenzo Lubrano, consuocero di Lorenzo Nuvoletta, aveva chiesto e ottenuto – con l'attivo intervento di un nipote acquisito, Francesco Cascella – che il “Corriere di Caserta” mettesse fine alla collaborazione di Enzo Palmesano, all'epoca in cui il direttore responsabile del quotidiano locale era Gianluigi Guarino (parte offesa nell’inchiesta). Morto Vincenzo Lubrano, è sotto processo il solo Francesco Cascella, davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, prossima udienza il 21 gennaio 2011. Unicamente Palmesano, pur tra numerose parti offese di quel procedimento penale, si è costituito parte civile nel processo. Delle manovre del clan Lubrano-Ligato per far cacciare Palmesano dal “Corriere di Caserta” esistono agghiaccianti intercettazioni ambientali, registrate alla villa bunker di Contrada Taverna, a Pignataro Maggiore, nelle quali il capomafia fa un macabro riferimento al giornalista “abusivo” del quotidiano “Il Mattino”, Giancarlo Siani, che fu assassinato per volontà della cosca Nuvoletta-Lubrano. “Palmesano è come Siani – disse, tra l'altro “don” Vincenzo Lubrano –: scassa 'o cazzo”.


Quando la collaborazione fu interrotta, a Palmesano non furono date spiegazioni, nessuno gli disse che era intervenuto con tutta la sua minacciosa potenza il boss mafioso alleato di Totò Riina. A modo suo, invece, anni dopo, una “spiegazione” la fornì il sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, in una molto amichevole video-intervista opera del giornalista pubblicista Giulio Finotti, attuale collaboratore della ospitale redazione casertana del “Mattino” (appunto il giornale di Giancarlo Siani). Secondo Magliocca – intervistato da FinottiPalmesano era stato cacciato dal “Corriere di Caserta” perché le sue inchieste giornalistiche (in sintesi) non erano attendibili. Per fortuna c'erano i microfoni della Direzione distrettuale antimafia a captare le parole di Lubrano e di Cascella mentre erano impegnati nella manovra anti-Palmesano. Ma fino alla data dell'“Operazione caleno”, del 23 febbraio 2009,   Magliocca ha potuto per anni raccontare la storiella della “non attendibilità” di Palmesano, davanti alla telecamera del buon Finotti e in altre occasioni.


La cosa è ancora più grave se si considera che – oltre a Lubrano e alla sua consorteria mafiosa – pure Giorgio Magliocca ebbe un enorme beneficio dalla cacciata di Palmesano. Sul territorio di Pignataro Maggiore, venne messo a tacere il giornalismo d'inchiesta anti-camorra; ma, allo stesso tempo, dal “Corriere di Caserta” scomparvero le critiche nei confronti di Magliocca. E Palmesano era ed è molto critico contro il sindaco di Pignataro Maggiore, per esempio su temi quali lo scandalo dei beni confiscati ai clan ma rimasti nelle mani dei boss e sul grande banchetto dei “casalesi” negli appalti comunali. Dalla cacciata di Palmesano in poi, il “Corriere di Caserta” ha ospitato valanghe di articoli pro-Magliocca che sembrano scritti non da un giornalista amico del sindaco ma dal sindaco stesso. Del resto, a Pignataro Maggiore, in tanti lo dicono: “Gli articoli pro-Magliocca sul 'Corriere di Caserta'? Se li scrive Magliocca da solo”.


E’ una battuta, ma ora si scopre che è la pura verità. Giorgio Magliocca è anche “giornalista”, ma tratta di un tema solo: se stesso.


Che il sospetto fosse fondato cominciò ad essere più chiaro il 7 novembre 2009, quando l'ex direttore del “Corriere di Caserta”, Gianluigi Guarino, pubblicò su www.casertace.it un articolo sulla nomina della nuova direzione provinciale del Pdl scrivendo che “Magliocca svela il segreto di Pulcinella” e che “il sindaco di Pignataro festeggia la sua nomina e si ricorda di essere stato un giornalista”. Ma quando mai Magliocca è stato un giornalista? Se, però, lo dice l'ex direttore responsabile del “Corriere di Caserta”, gli si deve credere. Maglioccauna volta cacciato Palmesano dal quotidiano locale – scriveva articoli per il “Corriere di Caserta”, incensando se stesso e la propria Amministrazione.


Il nostro quotidiano online è venuto in possesso di un verbale relativo ad una inchiesta della magistratura – diversa dall'“Operazione caleno” - nel quale emerge che, a conferma delle parole di Gianluigi Guarino, Giorgio Magliocca è stato un “giornalista”; e che ha collaborato proprio con il “Corriere di Caserta” - quotidiano di cui Guarino è stato il direttore responsabile -, una volta che il boss Vincenzo Lubrano aveva fatto cacciare lo scomodo giornalista investigativo Enzo Palmesano. E non pare che la camorra si sia mai turbata per gli articoli del “giornalista” Giorgio Magliocca. I lettori sanno che non si facevano più inchieste sulla camorra pignatarese perché il nuovo articolista, Giorgio Magliocca, parlava d'altro, firmandosi con uno pseudonimo.


Altro non possiamo aggiungere sul verbale (che è comunque a disposizione delle Autorità giudiziarie e di polizia) né pubblicarne uno stralcio, in quanto abbiamo il dovere di proteggere la fonte e le persone citate nel documento-bomba. Persone che potrebbero – come è già successo in altri casi – andare ad allungare la lista delle vittime di ritorsioni per fatti pignataresi. Nell'ultima intervista rilasciata nelle ore immediatamente precedenti la sua morte, Pier Paolo Pasolini, disse a Furio Colombo: “Siamo tutti in pericolo”. A Pignataro Maggiore è proprio così: noi giornalisti siamo tutti in pericolo.


www.pignataronuova.it

ROSA PARCHI