(6 febbraio 2011)
L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione.
Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita,
sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura
della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine
naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto.
Come osserva Papa Benedetto XVI, «alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro.
Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla
cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più
fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale
e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce
se stesso: «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gaudium et spes, n. 36).
Occorre perciò una svolta
culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di
un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana.
Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani,
laici, sacerdoti e persone consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e
promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni
disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo
la tentazione dell’aborto.
Vogliamo di cuore ringraziare
le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione
cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per
sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo
non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che essa comporta.
Quest’azione di sostegno verso
la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale
propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere
un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le
giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha
fatto all’umanità. «L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato
per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un
segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è
vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la
persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla
pace» (Messaggio per
È proprio la bellezza e la forza
dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di
sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con
riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari
anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con
slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande
pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li
orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace
sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle
nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce
della loro esperienza, ciò che conta davvero.
Oltre le mura della propria
casa, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si
spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i
piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono
al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo
di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie.
Ogni ambiente umano, animato
da un’adeguata azione educativa, può divenire fecondo e far rifiorire la vita. È
necessario, però, che l’anelito alla fraternità, posto nel profondo del cuore
di ogni uomo, sia illuminato dalla consapevolezza della figliolanza e dalla
gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza di
senso dell’esistenza umana. Il nostro stile di vita, contraddistinto
dall’impegno per il dono di sé, diventa così un inno di lode e ci rende
seminatori di speranza in questi tempi difficili ed entusiasmanti.
Roma, 7 ottobre 2010
Memoria della Beata Vergine del Rosario
Il Consiglio Permanente
della
Conferenza Episcopale Italiana