BONACCI VERSO L’APPELLO DOPO LA CONDANNA EMESSA IN PRIMO GRADO

 

Gazzetta di Caserta, 21 gennaio 2011

 

Caso giostrine, dopo la condanna, il tecnico Bonacci verso l'Appello. in quella sede tenterà di ribaltare la condanna subita in primo grado emessa  pochi giorni fa dal giudice Brunetti del tribunale di Santa Maria Capua Vetere contro Antonio Bonacci, ex responsabile dell‘ufficio tecnico del Comune di Calvi Risorta, per il reato di falso ideologico commesso in atto pubblico.

 

Una condanna a 8 mesi mentre per gli altri due capi d'imputazione, turbativa d'asta e truffa aggravata, Bonacci è stato assolto. Nel medesimo procedimento l'imprenditore Roberto Codella, titolare della Tecno Polimer di Sessa Aurunca, è stato pienamente assolto per tutti i capi d'imputazione. I due erano finiti sotto processo per la contestazione dei reati di turbativa d'asta, falso ideologico in atti pubblici e truffa aggravata.

 

Nell'ottobre del 2007 erano state emesse due ordinanze di custodia cautelare per i due soggetti divenuti protagonisti di quello che è poi passato alla storia come "scandalo delle giostrine".

 

Dall’attività investigativa della sezione di PG dei Carabinieri della Procura della Repubblica di Santa  Maria Capua Vetere, era emerso che la procedura di assegnazione era stata aggiudicata alla ditta “Tecno Polimer s.r.l.” mediante illecita alterazione del regolare svolgimento della gara, consistente: nell'avere il responsabile dell'Ufficio Tecnico Comunale di Calvi Risorta dolosamente omesso di effettuare regolare indagine di mercato non che falsamente attestato che l’unica ditta partecipante alla citata gara era stata quella di Codella. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, i due imputati, difesi rispettivamente dagli avvocati Carlo De Stavola e Luigi Imperato, si sarebbero accordati tra loro al fine di far lievitare a 14 mila euro il costo delle forniture, stimate in circa novemila, provocando così all'Ente comunale un ingiusto danno economico. Gli arrestati vennero sottoposti, all'epoca dello scandalo, al regime dei domiciliari presso le rispettive abitazioni su disposizione dell'Autorità Giudiziaria.