TASSA SULLE TABELLE, BOLLETTE DA TREMILA EURO PER I COMMERCIANTI CALENI: SCATTA LA PROTESTA

Calvirisortanews, 01 gennaio 2010

 

Nevicava a Natale a Calvi Risorta, ma non si trattava dei classici fiocchi bianchi di neve, ma di grosse e salate bollette spedite dalla Pubblialifana a circa 300 cittadini. Anzi trecento commercianti, ai quali è stata contestato l’omesso pagamento della tassa sulle insegne pubblicitarie. La cosa compre l’arco temporale che va dal 2008 al 2010 e compreso spese elaborazione, morosità e interessi legali ha prodotto ‘sfogliatelle’ anche di tremila euro.


Adirati i commercianti preannunciano battaglia. Non è che non vogliono pagare le tasse, anzi: vogliono pagare tutto il dovuto ma anche capire chi li ha costretti a pagare la mora e le sanzioni per omessa dichiarazione. Infatti, molti di loro sono stati multati perché non hanno presentato la richiesta al Comune. Si, ma va anche detto che lì sul comune, qualcuno ha detto ai commercianti che dal 2008 la tassa non era più da versare: dimenticandosi, forse, di precisare che l’esenzione non era per tutti ma solo per coloro che esponevano insegne piccole.


Infatti, per tutte le insegne installate all’esterno dei locale, bisognava richiedere l’autorizzazione all’ente preposto che varia a seconda dell'ubicazione della stesse (Ufficio tecnico del Comune, Provincia o Anas). E naturalmente pagare la relativa tassa.


I documenti necessari per avviare il procedimento di richiesta delle autorizzazioni cambiano da Comune a Comune e generalmente sono i seguenti:

- bozzetto dell'insegna con dimensioni e caratteristiche

- foto dello stabile così come si presenta prima dell'intervento

- foto dello stabile con fotomontaggio dell'insegna che si vuole realizzare

- stralcio del Prg con l’identificazione catastale (n. di foglio e mappale) dell'immobile oggetto di intervento

- documento di identità del richiedente

- dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per dichiarare la propria posizione nei confronti dell'immobile (se proprietari, affittuari o altro).


Un mare di carte, insomma. Carte che alcuni commercianti hanno anche provveduto a presentare, pagando poi la tassa. Come, per esempio, il titolare della pizzeria del centro che ha pagato fino al 2008, per poi sospender su suggerimento del Comune Il risultato: nei giorni scorsi è stato raggiunto da una ‘sfogliatella’ da 250 euro.


Gli accertamenti sono iniziati proprio nel 2008 da parte dei tecnici della Pubblialifana che però ha impiegato quasi due anni e mezzo per richiedere il pagamento. Il problema percorre, date alla mano, due amministrazioni comunali e un commissario prefettizio. Infatti, si parte dal 2008 a cavallo tra l’amministrazione di Giacomo Zacchia e il commissario prefettizio. Ma include anche il 2010 e quindi il sindaco attuale Antonio Caparco. Quindi, se le colpe di quanto accaduto esistono non sono attribuibili solo ai commercianti ma anche ai politici.


Un’altra responsabilità del Comune? Il fatto di aver lasciato che gli accertamenti finissero nelle mani di una società privata. Ma la legge che dice? Ecco la risposta: Accertamento e Riscossione dell'Imposta: l'accertamento dell'imposta può essere effettuato direttamente dal Comune o affidato a terzi. Il Comune può notificare l'avviso di accertamento a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, entro due anni dalla data in cui la dichiarazione doveva essere presentata.


Una cosa è chiara nella legge, la categoria degli esentati. Non deve pagare chi non supera i 5 metri quadrati anche se la sua insegna contiene testi o marchi purché si riferiscano all’attività e non deve pagare chi espone cartelli all’esterno dei cantieri edili, recanti l’indicazione della ditta che esegue i lavori.


Per finire, la lamentela dei commercianti è giusta. Se solo il comune avesse mandato un preavviso, anche solo con un manifesto murale, e se poi la pubblialifana non avesse impiegato quasi tre anni per fare i ruoli: i commercianti avrebbero risparmiato gli interessi di mora.