Corriere della Sera, 15 novembre 2010
Paolo Rastelli
Il litigio deve essere cominciato nel 1879, quando
l'Ufficio storico dell'Esercito ammise di non poter stabilire con esattezza
dove si fossero incontrati Garibaldi e il Re il 26 ottobre 1860, in quello
passato alla storia come «incontro di Teano».
Da allora Vairano e Teano hanno cominciato a disputarsi l'onore, con reciproche accuse
di brogli, falsi storici e usurpazioni. Se ne trova traccia anche sul Corriere
della Sera del 12 novembre 1960 (si festeggiava il centenario della
spedizione dei Mille), dove però l'autore del pezzo (Carlo Nazzaro) deve aver
trovato l'annosa questione un po' stucchevole, visto che si concentra su altri
dettagli.
Per esempio i ricordi di don Giovanni, canonico della
cattedrale di Teano, il cui padre aveva assistito all'arrivo dei garibaldini
(nel 1960 era ancora possibile che una sola generazione separasse gli italiani
da quei fatti che a noi sembrano remotissimi). Il papà di don Giovanni aveva
regalato alle camicie rosse alcune arance. Acerbe, però, tanto che i
garibaldini cominciarono ad avere mal di stomaco, sospettarono di essere stati
avvelenati e costrinsero il poveretto a mangiarne altre davanti a loro prima di
chiudere la questione con una stretta di mano e una risata.
Nazzaro racconta anche di un piccolo monumento trovato vicino a Calvi Risorta, il paese in cui Garibaldi pernottò
dopo l'incontro e dove confidò sconsolato alla passionaria
garibaldina Jessie White
Mario la delusione per la velocità con cui la nomenklatura militare sabauda si
era impadronita della sua impresa («Jessie, ci hanno
lasciato alla coda»). Sul monumentino si leggeva:
«Qui repentinamente morì - Zona Achille fu Giacomo - di anni 67 da Calvi Risorta
- caduto dal carretto di Antonio Di Lettera - 28 giugno 1928».
Niente a che fare con i Mille: ma la vittima del carretto
commuove lo stesso.