Calvirisortanews, 04 novembre 2010
Salvatore Minieri
Alla fine il sindaco e un giornale casertano in caduta libera,
hanno talmente tirato la cordicella del teatrino ridicolo, da finire coperti
dalle risate generali e da un sipario di ombre
grottesche.
Insomma, il sindaco, per ammissione e tramite interviste pressoché quotidiane
al giornale casertano caduto in disgrazia, si è giustificato, dicendo di non
essere venuto al primo premio Legalità a causa di un invito che, secondo lo
stesso primo cittadino, sarebbe stato penalizzato da una mancanza di ufficialità.
Quindi, la lettera di invito fatta protocollare da Vito
Taffuri il 12 ottobre scorso con numero di prot.
14982 presso la Casa Comunale, per il sindaco non aveva il crisma
dell'ufficialità e della pomposità rinascimentale che sembra
occorrere quando si tratta di dover far partecipare Caparco a qualche manifestazione
(i più cattivi dicono che basta far venire Cosentino
che il sindaco di Calvi corre a scodinzolare, anche se non lo inviti).
Benissimo. In questi giorni abbiamo letto di tutto sui giornali provinciali:
Caparco ha rilasciato dichiarazioni su ipotetiche minacce di morte a tutti i
quotidiani locali, 24 ore su 24, anche di notte e in edizione serale, con
supplemento radiofonico e con possibilità di ascoltare le sue laconiche
dichiarazioni anche su Sky, digitale terrestre e, per
i più tecnologici, su Facebook, Twitter
e Skype o in diretta dalla Casa Bianca con Obama.
Ma quando si è trattato di venirlo a dire al questore,
al vicequestore e al capo della direzione investigativa Antimafia (che sono
venuti a Calvi sabato 30), Caparco e la sua ciurma di plaudenti, si sono
letteralmente liquefatti, squagliati, spariti, scomparsi dalla circolazione,
smaterializzati, non hanno lasciato nemmeno una traccia molecolare, un odore.
Tutti si sono ben guardati dal venire alla prima edizione del
premio Legalità e Sicurezza Sociale, anzi, non erano nemmeno sul
territorio caleno. Poi, il capolavoro forgiato con la complicità dello
sfigatissimo quotidiano locale: "Non sono venuto alla manifestazione
perché l'invito non era ufficiale".
Nientedimeno! E bravo Caparco, bravo sindaco, questo è
vero coraggio. Lei sì che ha credibilità e serietà
politica da vendere. C'è un solo problema, e lo ha creato un mite signore di
circa 80 anni che si chiama Giorgio Napolitano, di
professione Presidente della Repubblica Italiana: ha scritto una lettera a Vito
Taffuri, tramite il suo segretario, Alberto Ruffo, capo dell'Ufficio affari
Interni della Presidenza della Repubblica: "…nel ringraziarla, a nome del Capo dello Stato, per il cortese invito a
partecipare…". Ora, qualcuno spieghi al sindaco - quando non è impegnato
al telefono con il solito giornale per far scrivere delle presunte minacce di
morte - che l'invito di cui parla il Consigliere di Napolitano
è lo stesso invito che abbiamo spedito a Caparco il 12 ottobre scorso.
Chiediamo scusa al sindaco se non riusciamo a capire. Ma come mai lo stesso
invito per Napolitano è valido (tanto da scriverci
una lettera di ringraziamento) e per Lei non ha
validità? Come mai il Presidente della Repubblica ci chiede scusa e ci assicura
la presenza di un alto rappresentante dello Stato alla prossima edizione,
mentre Lei va dicendo che siamo solo del cretini che
non hanno nulla da fare? Ma non è che si è trattato
solo di una scusa per non venire a rispondere ad alcune domande alla presenza
del questore e della Dia (ci lasci almeno il beneficio del dubbio)?
Ma non è che Lei ci nasconde qualcosa su queste
minacce che tanto va pubblicizzando sui giornali (ma non davanti al questore e
alla Dia)? Sindaco, ma non crede di aver fatto davvero la figura del puparuolo: sta cercando giustificazioni da giorni per
mettere una pezza alla sua clamorosa assenza dal premio Legalità; e alla fine
cosa ha combinato?
Si è inventato la bugia (perché se l'invito è stato ritenuto valido da Napolitano, lei ha detto una bugia, questo ormai è chiaro)
della scarsa ufficialità dell'invito. Alla fine è stato messo all'angolo,
coperto di ridicolo, da una lettera del primo Consigliere del Presidente della Repubblica. Ieri ha dichiarato ai giornali che siamo dei malati (credo si riferisse a me e al caro Vito
Taffuri); diceva Gianni Rodari che, nel paese dove si
dicono bugie, la verità è una malattia. Grazie per averci definiti malati, sindaco, ci ha davvero differenziati da Lei.
Io voglio parafrasare Gianni Rodari e Le rispondo con
una sola frase, dopo la sua figuraccia Repubblicana di proporzioni statali: nel
paese delle bugie, scrivere la verità è un dovere. A proposito: nella lettera,
il Presidente La saluta. Se Napolitano sapesse di quella letterina con le presunte minacce e della
brutta figura che ha fatto con il premio Legalità… P.S. Da oggi non le
dedicheremo più tanto spazio. Dopo una figura del genere, non riteniamo
costruttivo parlare ancora di un politico che adotta un così confuso e
grossolano metodo di finta difesa quando dice bugie.