Nuova manifestazione sulla Casilina. Scuole e uffici chiusi; alla protesta aderiscono anche altri sei comuni

 

Il Mattino, 07 dicembre 2007

 

ELIO ZANNI

 

«Non vogliamo il nostro paradiso trasformato in un letamaio».

 

Striscioni, musica ad alto volume e marcia al ritmo dei tamburi. Sette Comuni in strada stamattina, tra la Casilina e l’Appia nei pressi dell’uscita autostradale di Capua, per dire «no» a quello che hanno già definito «il progetto lo Uttaro 2» a Torre D’Ortello: nel polmone verde di Pignataro Maggiore.

 

Il comitato antidiscarica, ossia quel gruppo che si va ogni giorno ingrandendo di amministratori pubblici, allevatori, agricoltori, esponenti politici e della società civile, intende così imprimere un netto salto di qualità alla lotta in corso, in termini di partecipazione popolare, risonanza mediatica e legalità. Alle spalle i consigli comunali aperti e mai chiusi, l’occupazione dei binari ferroviari e il picchettaggio dei «Cento Moggi».

 

In calendario persino una serie di funzioni religiose, sempre lì, sul sito a rischio rifiuti. Un incontro con il vescovo ancora da concordare e poi la manifestazione di oggi. «Una prova pacifica di forza e determinazione»: come l’ha voluta definire Raimondo Cuccaro, capo dell’opposizione consiliare e tra i più convinti artefici della protesta. Gli organizzatori puntano sulla presenza di almeno sei-settemila cittadini.

 

Tra l’altro, il sindaco Magliocca ha emesso un’ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei mercati rionali e di tutti gli esercizi commerciali per favorire una partecipazione di massa con un unico obiettivo: contrastare gli intenti del commissariato per l’emergenza rifiuti. A garantire la riuscita della manifestazione saranno anche i sette sindaci del comprensori.

 

Invece che le decorazioni natalizie, le strade e i muri di Pignataro Maggiore, CALVI Risorta, Sparanise, Grazzanise, Pastorano, Camigliano e Giano Vetusto sono tappezzate di manifesti con l’esplicito invito alla partecipazione rivolto, a conti fatti a circa 32mila cittadini. Tutto questo a un mese dall’inizio di quella che chiamano «resistenza civile» e proprio nel momento storico di massima indecisione palesata dai vertici dell’unità di crisi al servizio del prefetto Pansa.

 

L’area, infatti, nonostante il documento di requisizione, non è stata ancora mai, di fatto, materialmente, acquisita dai tecnici che dovrebbero poi scavare e installare la membrana di isolamento. Un risvolto della lotta che convince ancora di più i manifestanti sulla giustezza della loro posizione. Non è un caso. Sono i tratti precisi di una linea strategica che incassa, ogni giorno, l'adesione di nuove associazioni ambientalistiche e personaggi politici di caratura provinciale e regionale.

 

Persino il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, ascoltando le ragioni dei cittadini in lotta e del Comune di Pignataro rappresentato dal sindaco Magliocca, ha chiesto tutta la documentazione di questi terreni per sottoporle allo studio dei suoi esperti legali e tecnici.