NOTTE DI
FOLLIA SULLA CASILINA: COLPI DI FUCILE A PALLETTONI DISTRUGGONO L’AUTOVELOX
Calvirisortanews, 20 settembre 2007
Vito Taffuri
Evidentemente l’esasperazione per multe, che arrivano a
raffica in questi ultimi, o forse un gesto di ordinaria
follia, ma l’autovelox impiantato dal Comune di Calvi Risorta e gestito dalla società
I.D.E.A luce con sede a Pomezia,
installato lo scorso agosto 2007, nei pressi del deposito edile di Roberto Izzo, al km 181, a pochi passi dal bivio di Teano, non c’è
più.
Qualcuno, nel cuore della notte, ha pensato di abbattere
l’infernale macchinetta e lo ha fatto sparando verso l’occhio elettronico quattro
colpi di fucile a pallettoni (di quelli che vengono
usati per la caccia a grossi animali).
Se da una parte il gesto è da
condannare nella maniera più decisa e categorica, dall’altra apre spiragli di
discussione sull’uso indiscriminato e vessatorio dell’autovelox sulle spalle
già pesanti degli abituali passanti che impegnano quel tratto di strada.
Da qualche mese, infatti, la macchinetta che controlla la
velocità del traffico sembra impazzita e fotografa
anche lumache e tartarughe di passaggio (anche quelle, secondo l’autovelox ‘deceduto’ questa notte, in eccesso di velocità!!!).
Insomma, c’è chi, dopo l’ennesima, salatissima multa, ha
pensato bene di sfidare l’autovelox caleno, magari proferendo una frase tra l’ironico
e il grottesco. “Prova a misurare la velocità delle mie pallottole”,
immaginiamo siano state le ultime parole dell’attentatore che, se proprio in
condizione di estrema difficoltà, poteva recarsi
presso l’ufficio di Polizia Municipale a Calvi, invece di abbattere a colpi di
arma da fuoco un macchinario così costoso. Resta il gesto di assoluta
inciviltà che, comunque, è sintomatico di un grande disagio da parte dei caleni e di tutti gli automobilisti di passaggio.
Quell’autovelox, inoltre, si trova in
una curva di decelerazione, un punto pericolosissimo dove il controllo della
velocità può causare più danni che multe. Per l’autovelox di Calvi una vita
davvero breve (appena quarantadue giorni) e una prece per la fine prematura dell’odiatissimo occhio elettronico.