La Cassazione ha stabilito di cacciare dagli stadi calciatori
e allenatori violenti. È subito polemica
Il Corriere, 05 settembre 2007
Il giocatore, l’allenatore o qualunque tesserato
della Federcalcio che prende parte a
una rissa in campo, e magari la prosegue negli spogliatoi, deve essere bandito
dallo stadio con il provvedimento del questore di allontanamento temporaneo,
come avviene per i tifosi che provocano incidenti. Lo ha stabilito la
Cassazione con una sentenza che rischia di creare ulteriore
confusione nel mondo del calcio, già abbastanza agitato di suo.
Il caso nasce da una decisione del giudice per le indagini preliminari del
tribunale di Santa Maria Capua Vetere,
che non aveva convalidato il provvedimento preso dal
questore nei confronti di un dirigente e d’un calciatore della società Calvi
Risorta, che sarebbero stati costretti, dopo aver provocato una rissa in campo,
a presentarsi alla stazione locale dei carabinieri durante l’orario delle
partite.
A quel punto c’era stato il ricorso della procura di Santa Maria Capua Vetere, che adesso si è vista dare ragione dalla Suprema Corte, secondo cui «non
può ipotizzarsi una rinuncia di giurisdizione da parte dello Stato in favore
delle federazioni sportive, data la diversità tra tutela dell’ordine pubblico e
repressione di condotte contrarie alla regolamentazione sportiva».
Come dire che i calciatori, o altri tesserati, rissosi devono stare fuori dagli stadi proprio come gli ultras
sottoposti a Daspo.
Realista “O Animale” Pasquale Bruno: «Il Daspo anche ai giocatori? A me al 100% per cento me lo
davano. Non sarei scappato da questa sentenza». Comunque
l’ex difensore di Torino e Juventus ritiene esagerata
questa sentenza della Cassazione.
Di parere opposto il portiere del Palermo Alberto
Fontana, secondo il quale «noi calciatori dobbiamo dare l’esempio, in campo e
fuori».
Non sempre succede, e chissà se adesso questa decisione della Cassazione avrà
un effetto dissuasivo: di sicuro “farà giurisprudenza”.
«Non credo che questa sentenza possa avere ripercussioni sul calcio
professionistico». Il presidente del Palermo, Zamparini, ai microfoni di Radio-Radio ha commentato così
la sentenza della Cassazione, che ha sancito restrizioni negli stadi anche per
i giocatori e i dirigenti responsabili di risse.
«Ma credo anche che non si debba fare di ogni erba
un fascio - ha proseguito il massimo dirigente rosanero
- altrimenti si corre il rischio di assistere a delle degenerazioni e magari
proibire l'accesso allo stadio anche per una stupidaggine. È chiaro che, per
giustificare una restrizione di libertà di questo genere, si deve trattare di episodi molto gravi».
Il portiere del Palermo, Fontana dichiara: «Sono d’accordissimo sull’applicazione di pene restrittive nei
confronti di chi provoca, o si rende protagonista di risse in campo.