Archeologia
Cales: Rinvenuta una
cappella gentilizia di duemila anni fa
Caserta24ore,
10 agosto 2007
Nel mese di aprile 2007 è stata ritrovata nell’area archeologica di Cales (in località Ponte della monache) una tomba
straordinaria del II secolo a.C., e non solo per i
suoi 2200 anni, ma anche per il mistero che circonda gli oggetti rinvenuti:
affreschi, resti umani, sarcofagi e pannelli di vetro posti attorno ai
sarcofagi, quasi a permetterne la visione all’interno.
Molto
probabilmente – ha spiegato l’archeologo Sergio
Cascella durante la presentazione del rinvenimento
nell’aula comunale - non esiste alcun rinvenimento simile, tanto che questo insolito sepolcro “con la vetrata” potrebbe essere
unico nel suo genere.
Potrebbe essere
probabilmente un santuario od un ossario di grande
valore sacrale da diventare una vera e propria reliquia da adorare.
Quel frammento
di vetro dalla sagoma del tutto particolare inserito nella tomba a cassa
sistemata venti secoli fa nel monumento funerario, quindi, rende il
ritrovamento particolarmente importante. Il vetro, infatti, si mostra diritto e
ben levigato.
A questo dato
si aggiunge l’altro, presentato dalla cassa di sepoltura: un unico blocco di
tufo ma con un’apertura, piccola, di forma quadrata nella parete laterale. Perché il vetro di quella forma e perché l’apertura nel
sarcofago?
Per adesso si
possono solo fare delle ipotesi. Una di queste, considera quel frammento di
vetro così caratteristico per lo spessore e la lavorazione presentata, come
appartenuto a una teca posta all’interno della
sepoltura e spaccata durante il riutilizzo della tomba per altre inumazioni.
La cassa,
difatti, è stata trovata in un monumento funerario, di pregio, con sepolture
multiple. L’edificio, con fronte affacciato lungo una delle vie poste fuori del
perimetro urbano di Cales, è stato datato in un
periodo compreso tra il secondo secolo avanti Cristo e il
II secolo dopo Cristo e deve essere certamente appartenuto a una famiglia
importante dell’area.
Tra le altre
cose, presenta la caratteristica di essere costruito a
ipogeo, vale a dire che la camera delle sepolture è interrata in un banco di ignimbrite, prodotto vulcanico della maggiore eruzione
esplosiva avvenuta nell’area campana quasi 40 mila anni fa.
Nel sarcofago,
poi, oltre ai resti umani, sono stati trovati anche gli elementi classici per i
corredi tombali dell’epoca: vasetti di vetro, balsamari
e colombine (boccette di profumo di vetro a forma di
colomba; si spezzava il becco e si prelevava l’essenza) messi dai parenti del
defunto. Un’altra ipotesi, difatti, può essere che quel frammento di vetro
possa essere derivato da uno degli oggetti descritti prima.
Così come si
pensa possa trattarsi di una scheggia appartenuta al fondo piano di un’urna
cineraria, che conteneva le ceneri del defunto. Infine c’è ancora una eventualità, definita dagli addetti ai lavori di quasi
nessuna probabilità, che vorrebbe il frammento vitreo appartenuto (caso unico
al mondo per l’epoca) a una sorta di oblò - finestra di forma quadrata
incastrata nell’apertura del sarcofago di tufo.