DIAMO IL BENVENUTO
ALLA COMMISSIONE D’ACCESSO
Caserta24ore,
09 agosto 2007
Bruno Mele
Da alcune
recentissime note di cronaca ho appreso che il prefetto, d.ssa Stasi, ha
inviato a Calvi Risorta una Commissione di Accesso col
compito specifico di verificare atti amministrativi di vario genere
dell’attuale e delle passate Amministrazioni per avere un riscontro alle accuse
formulate in più di una interrogazione rivolta dal senatore Novi alla autorità
competenti e stabilire poi di conseguenza se approntare il decreto di
scioglimento del consiglio comunale.
Sotto
questo aspetto l’iniziativa del prefetto meriterebbe
una lode per la sensibilità dimostrata sulla scorta di denunce e di atti
parlamentari che cercano di attirare l’attenzione delle autorità su quelle che
vengono ritenute delle anomalie amministrative, ma ahimé!
Se tutto viene fatto in funzione di una normativa che
attinge più alle formalità che alla sostanza, c’è da ipotizzare
melanconicamente che finirà in una bolla di sapone.
Infatti non verrebbe a rappresentare nessuna novità
incresciosa se si venisse a scoprire che qualche torbido intreccio esiste ed è
esistito realmente anche nel passato: la provincia di Caserta, lo sanno anche i
Boscimani e gli Ottentotti, ha una densità
delinquenziale raccapricciante che influisce in vario modo sulle vicende
politiche e amministrative, economiche e sociali, sportive e folkloristiche, c’è dunque bisogno del lungo lavoro di una
Commissione per arrivare allo scioglimento di qualche consiglio comunale?
Sarebbe
sufficiente far valere i poteri conferiti agli apparati istituzionali secondo
lo spirito più autentico delle leggi. Un monitoraggio continuo della vita
amministrativa dei Comuni – il Prefetto ne ha la facoltà – e poi il coinvolgimento
della Magistratura per la faccende di sua competenza.
Ormai è fin
troppo chiaro che nulla sfugge ad una organizzazione
capillare rigida e spietata che ha un unico scopo: fare soldi in breve tempo e
senza tanta fatica. Intanto la vita sociale ed anche culturale è sempre più
immiserita, si potrebbe dire innaturale, sotto la
cappa fin troppo ispessita di paure di vario genere.
Indubbiamente
la colpa è da far risalire a certo lassismo politico che, anche quando non lo
vuole, diventa complice di certe situazioni. Or dunque, che a
Calvi Risorta possa esistere in forme più o meno corpose la tendenza a
gestire le vicende economiche di vario genere ad opera di figure – o di figuri?
– che si ispirano ai criteri gestionali delle
organizzazioni camorriste, è come scoprire l’acqua calda.
In un
giornalino locale si parlava di appalti gestiti
direttamente dalla camorra, una denunzia inquietante che non ebbe seguito di
alcun genere. Al governo c’era il centrosinistra ed io mi
adoperai per chiedere più di una volta lo scioglimento del consiglio comunale
scrivendo a tutte le autorità competenti; solo dal Quirinale
mi risposero che la cosa era fattibile se il Prefetto avesse inviato gli atti
specifici da firmare; allora il prefetto era il dott. Sottile.
Da quanto
accennato, in estrema sintesi, se ne deduce che la piaga è annosa, ma non
ancora è purulenta se qualcuno riesce a protestare.
Ed allora
incoraggiamo la Commissione d’Accesso a svolgere un lavoro obiettivo e
proficuo, senza guardare in faccia a nessuno, ma solo tenendo presente le
esigenze di una collettività che come tante altre si agita in un quadro di incertezze giuridiche ed esistenziali senza possibilità
di appigli certi e di soluzioni valide.
Che sia la
prima di analoghe iniziative prefettizie a segnare uno
spartiacque tra le torbide vicende passate e le necessità di bonifica di ogni
settore della vita politico-amministrativa ad ampio raggio: i bambini, almeno
quei pochi che si affacciano alla vita, hanno un sacrosanto diritto ad un
futuro non gravato da ipoteche avvilenti e cariche di patemi; nei loro riguardi
la società adulta ha uno specifico dovere, quello di proteggerli.
Da parte mia
offro alla Commissione una precisa, incontrovertibile indicazione, un documento
inoppugnabile – tra i tanti - dell’esistenza di un certo clima delinquenziale
ed arrogante che coinvolge amministratori vecchi e nuovi ed anche persone in
divisa: la delibera di Giunta N° 97 del 18 Maggio 2000 con la
quale l’Amministrazione Caparco dava mandato
all’avv. Stellato di procedere in via giudiziaria nei miei riguardi per avere
io scritto a tutti i consiglieri: …una banale lite condominiale ha fatto
emergere un’associazione per delinquere le cui prove si trovano negli atti e
nei fatti….. L’avv. Stellato, visti gli atti e le foto allegate si guardò bene
dal procedere; dunque, l’associazione per delinquere esisteva e non ancora è
prescritta, ma nulla è mai accaduto nonostante le mie frequenti ed annose
denunzie.
Cosa vieta di
perseguire dei fatti criminali ufficialmente acclarati?
Volete accertarlo voi della Commissione! Personalmente ho perso ogni fiducia
nelle Istituzioni e il clima generale non è certo il più indicato ad infonderla
e a rinvigorirla, se si pensa che in Parlamento siedono ben ottanta tra
inquisiti e pregiudicati; però bisogna pur dare un’indicazione di
controtendenza altrimenti l’Italia tutta, e più ancora la Campania, è destinata
a finire nella spazzatura, i cumuli nelle vie sono lì a rappresentare una
simbolica probabilità.
Bruno Mele