Calvi
Risorta e la spazzatura
Caserta24ore,
04 giugno 2007
Bruno
Mele
Una
novità poco piacevole mi ha spinto a trattare un argomento che per quasi tutti gli
abitanti della Campania sta diventando un vero dramma. Non parlerò di siti e di inceneritori, di strade e campi intasati e di puzza
sempre più insopportabile, ma di un altro aspetto della
questione, sull’onda delle notizie di stampa relative alla gestione del
Consorzio CE 4.
Dunque,
la Magistratura ha emesso dei provvedimenti restrittivi nei confronti di alcuni esponenti del summenzionato Consorzio CE4; è
evidente che una puzza diversa è arrivata fino al naso di coloro che
hanno il compito di far chiarezza. Incoraggiamoli su questa strada,
augurandoci che la percorrano tutta ed in breve, per non lasciare mucchi sparsi
di immondizia dove nessuno li vuole.
Calvi Risorta è uno di quei Comuni che diedero vita
al Consorzio CE 4; se ben ricordo, fu l’Amministrazione Caparco a
nominare quale proprio rappresentante l’architetto Claudio De Biasio, il cui
padre, geometra Luigi, lanciava strali infuocati nel corso dei pubblici comizi
contro alcuni esponenti della precedente Amministrazione Izzo-Caparco,
alludendo specificamente all’entità di certe tangenti; ci fu persino una
Commissione d’accesso.
Cambiò
Amministrazione, ma senza soluzione di continuità per i membri delle
menzionate famiglie, che anche oggi sono rappresentate
in Consiglio. Non passò molto tempo e si venne a sapere delle indagini
avviate dalla Magistratura sulla gestione del Consorzio CE 4; saltarono
fuori nomi di esponenti di organi istituzionali e di alti ufficiali, oltre a
quelli che avevano delle specifiche cariche nell’organismo con sede a Castelvolturno.
Intanto
le spese di gestione per lo smaltimento dei rifiuti crescevano, lo si vedeva annualmente dai ritocchi apportati
dall’Amministrazione alla relativa bolletta; ma cominciò anche a spargersi la
voce di stipendi favolosi per chi agiva ai vertici. Le indagini della DDA hanno
evidenziato che tra i retribuiti del Consorzio c’era (chissà se c’è ancora)
anche un clan camorristico con un appannaggio di
15.OOO euro mensili.
Dunque,
esiste un legame diretto tra camorra e smaltimento dei rifiuti, causa non
ultima del progressivo aumento dei costi di gestione, tanto a pagare è
sempre il popolo, che non approfondisce mai le ragioni delle angherie
a cui viene sottoposto per trarne un diverso
atteggiamento politico; si limita solo a bofonchiare e a sborsare le
sovrattasse.
Da
parte mia, non mi limito solo a stigmatizzare
adeguatamente il comportamento di chi si danna ad ogni tornata elettorale
per entrare in Amministrazione pur non avendo specifiche attitudini, ma mi
adopero per attivare l’attenzione delle Istituzioni in genere, presentando
ai loro occhi il caso personale come momento di opportuna riflessione su
autentiche storture.
Sono solo, vivo in uno spazio di 45 metri quadrati e quest’anno
mi è arrivata una bolletta di 112,32 euro (centododici); una busta di rifiuti
mi costa più di due euro, tenendo presente che mi ci vuole una settimana per
riempirla.
Allora
mi chiedo: Con quale criterio si stabilisce l’entità della contribuzione? Se in un medesimo spazio vivono più persone, si
sorvola sul numero e si guarda solo ai metri a disposizione? Ma i rifiuti sono il prodotto dello spazio
domestico o delle persone che ne usufruiscono? Ecco un primo
elemento di seria discussione per chi si arroga il diritto di amministrare.
Con criteri autenticamente scriteriati è facile far quadrare i bilanci, quando
non si sa o non si vogliono trovare risorse in altri settori sociali,
produttivi ed economici. A tal riguardo anticipo
che tornerò sull’argomento quando mi giungerà la bolletta dell’acqua; ci sono
davvero molte cose da dire.
Intanto,
per restare nell’argomento della spazzatura, c’era qualcuno che aveva il
preciso dovere di segnalare alla Magistratura la tangente imposta dal clan camorristico? Qui non si tratta di un privato imprenditore
che per quieto vivere paga e tace, ma di organismi
pubblici. Ed allora c’è da chiedersi, come mai non viene
ascritto il reato di associazione per delinquere a coloro che dai vertici
di certe strutture elargiscono cospicue tangenti mensili alla camorra? E’
lecito foraggiare l’antistato?
Sarebbe
ora che la Magistratura guardasse alle vicende politiche con occhio più severo
proprio per dare un senso alla parola STATO, di
cui è un POTERE indipendente (?). Sarebbe ora di procedere all’arresto di
qualunque politico sorpreso in faccende poco chiare, sul cui sfondo si intravedono poteri delinquenziali ben strutturati.
La deriva del senso della legalità porta solo verso l’abisso, verso una
situazione di caos che non gioverebbe a nessuno. Sarebbe ugualmente ora che le
Prefetture affondino lo sguardo nei bilanci dei Comuni per vedere con
quale criterio vengono formulati e con quali mezzi e
finalità vengono gestiti; nell’interesse delle cittadinanze sempre più
disamorate e scettiche sarebbero ormai utili scioglimenti di Consigli in
serie per evitare fangose commistioni, stando a quello che emerge da certe
indagini in corso.
Bisogna
evitare, e sembra già tardi, che la Campania con tutti i suoi Consorzi trasformi l’Italia in una immensa, nauseante discarica e in
una terra ribollente di malumori. Non si deve uccidere,
nessuno ne ha il diritto anche se con consensi plebiscitari, il futuro
dei bambini.
Orsù,
ai din-don di tanti campanili che facciano eco tintinnìi di manette!