Noi traditi e delusi:
paga solo il debole (pullman anche da Calvi)
Il Mattino 17 febbraio 2007
CHIARA GRAZIANI
Ecco il popolo della quarta settimana
al verde, delle medicine col ticket, quello che per trent’anni
pagherà l’Irpef più salata d’Italia per ripianare i
debiti sanitari di una regione figlia gracile di una mamma sanità nazionale
che, da anni, nel ripartire i fondi, le preferisce i figli più forti; diecimila
per l’organizzazione, quattromila per la polizia, tantissimi comunque,
se calcoli che non di sciopero si trattava, ma di manifestazione che ha
richiesto, per ogni manifestante, per ogni bandiera in marcia, un giorno di
permesso.
Tanti quanti
bastano a gremire piazza del Municipio già poco prima delle dieci ed a formare
un corteo compatto e continuo fino a santa Lucia, sotto le finestre di governo. Non sono
professionisti della piazza. Non trovi bandiere di partito, solo quelle bianche
e verdi con la scritta rossa della Cisl accanto
all’azzurro stellato di quelle Uil.
E, per una
volta, la goliardia è rara e non stantìa, perchè non commissionata dalle segreterie. Il solitario
signore che, in coda al corteo, s’è appeso alla cintura un paio di palloni e se
li trascina con dolore, come nella via crucis del tartassato, ha fatto tutto da
sè ed in solitudine.
«Bassolino, ce l’hai fatte così...» è la
litania del trascinatore di palloni. La polizia che segue a ranghi serratissimi, per timore di provocazioni ed infiltrazioni
in coda ad un corteo tutto sommato familiare e pieno di teste grige, avrà a che fare solo con questa nota di isolata follia.
Per il resto, poca voglia di scherzare.
Ne ha pochissima Antonio Zampella,
insegnante di sostegno alla scuola Aldo Moro di Maddaloni,
fotografo per passione, arrivato in pullman grazie ad un giorno di permesso.
Per lavoro e per scelta - è volontario negli ospedali con l’associazione Avo - ha
a che fare ogni giorno con i più fragili.
«Nei pronto soccorso - dice - vedi
gente disorientata, soprattutto i più anziani. E che tristezza vedere che
cominciano a fare i conti se convenga o no sentirsi
male, come se ragionassero di una cosa in più, un lusso. Loro arrancano e noi
tutti ci sentiamo traditi. I costi salgono e salgono. E
i servizi sono sempre meno e sempre peggiori, come se i campani dovessero fare
più fatica degli altri. Il ticket è l’ultima goccia».
La delusione è la nota di fondo. Ciro Palomba, dipendente
comunale a Napoli, ufficio impianti tecnologici dice:
«Da piccolo mi avevano insegnato che la differenza della sinistra era la scelta
di stare sempre con i deboli. I più deboli prima di tutto. Invece
qui pare che il debole debba essere il martire per tutti. Tasse, ticket, tariffe; chi chiede sei, chi dieci, chi 12 euro.
Un assalto. La verità è che con i deboli non sta più nessuno».
«E neppure voi della stampa - rilancia
un altro signore con il cappellino della Uil - la manifestazione non vi interessava più di tanto. Perchè?». Michele Bovenzi, segretario scolastico (ma lui preferisce la
più corretta formula di direttore servizi generali
amministrativi) a Calvi Risorta, Caserta,
ha deciso tre giorni fa di prendere un giorno di permesso e partire. Con il
passaparola hanno messo insieme i pullman, anche a Pignataro,
da dove arriva Pina Russo, insegnante di religione. «Sono arrabbiato con la
giunta - dice Bovenzi - e deluso dall’atteggiamento
della Cgil. Francamente è inspiegabile che proprio loro
si siano nascosti».
Gli fanno notare che qualcuno c’era,
dall’Alenia, dalla Whirpool.
«Sì, qualche Rsu c’era. Ma
mica si facevano vedere. Quasi tutti a titolo personale. Come
se gli rimordesse la coscienza».
Vecchi conti che si regolano fra cugini
sindacali?
«Macchè
vecchi conti - dice Ciro che lavora all’ufficio personale del comune di Napoli
e che ha sfilato con una cinquantina di colleghi - andatelo
a chiedere a chi fra noi ha genitori anziani a casa, persone che devono
prendere venti pillole al giorno. La vita si è fatta
troppo pesante».